Il professor Norberto Roveri, docente presso il dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna ha escogitato un metodo innovativo che sfrutta gli scarti industriali prodotti nei caseifici per rendere inoffensivo l'amianto
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L’Umbria è piena di lastre di eternit usate a mò di tetti di tanti fabbricati rurali e no e Todi non fa certo eccezione, anzi
Ma fino ad ora la sostituzione di tali coperture è stata sostanzialmente limitata ai fabbricati di tipo industriale e gli altri tetti stanno lì, spesso su fabbricati abbandonati e nascosti nella campagne e colline.
E’ così difficilissimo accorgersi se dall’eternit si liberino le mortali fibre di amianto che causano il mesotelioma, un tumore ai polmoni che si manifesta a tanti anni di distanza e che non lascia scampo.tetto_amianto

Attualmente l’eternit recuperato viene sistemato con alcuni accorgimento che però non sembrano perenni. Dopo essere stato imballato nella plastica l’eternit finisce infatti in discarica.

Una soluzione che risolve il problema solo nell’immediato. L’amianto nel corso dell’infossamento può frantumarsi all’interno del rivestimento in plastica.
Tra alcuni decenni
, quando l’involucro protettivo cederà, l’amianto potrebbe contaminare le falde acquifere ed esporre la popolazione al rischio di mesotelioma, una patologia che negli ultimi decenni ha già causato migliaia di morti in Italia.

Ci sarebbe invece una soluzione italiana e per questo, come per prassi, ignorata a priori, che renderebbe lo smaltimento più sicuro e soprattutto meno costoso, cosa che potrebbe favorire anche lo smantellamento dei tanti tetti di eternit che sono come bombe pronte ad esplodere silenziosamente.

Lo afferma il professor  Norberto Roveri, docente presso il dipartimento di Chimica dell’Università di Bologna che ha escogitato un metodo innovativo che sfrutta gli scarti industriali prodotti nei caseifici, un materiale ampiamente disponibile e dai costi irrisori.

Grazie a una reazione chimica innescata quando l’eternit viene a contatto con il siero di latte, i rifiuti tossici diventano inoffensivi, perdendo il loro potenziale contaminante.
I benefici di questo innovativo metodo non si fermano allo smaltimento rapido ed economico dell’amianto e degli scarti dei caseifici.
Il prodotto finale della reazione dei rifiuti tossici potrebbe infatti fornire nuove materie prime all’industria che potrebbero essere impiegate con successo nella realizzazione di diversi prodotti tra cui fertilizzanti e idropittura.

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