Stato traditore e bugiardo.
Questa nella sostanza è l’accusa che il Coordinamento Regionale Docenti Abilitati TFA Umbria ha lanciato alla scuola italiana ed in generale a tutti coloro che, predicando bene e razzolando male, sollecitano i giovani ad istruirsi, specializzarsi, migliorarsi ed innovare.
Tutte attività che alla fine sembrano fatte solo per spillar soldi e magari foraggiare i “formatori” di turno.
Nella scuola italiana il noto detto “impara l’arte e mettila da parte”, intesa come esito negativo imposto di ogni attività di miglioramento, è regola di legge
Il Tirocinio Formativo Attivo (T.F.A.), ovvero il corso pubblico annuale che abilita alla professione di insegnante di scuola secondaria, è giunto ormai al suo secondo ciclo: entro la prossima estate ventimila nuovi abilitati si aggiungeranno agli undicimila dell’edizione 2012, anch’essi selezionati da ben tre prove selettive e da un esame finale.
All’uscita del Decreto 249/2010 che ha attivato il T. F. A., l’accesso a questo corso era presentato dal Ministero come un passaggio indispensabile per gli aspiranti insegnanti, come il requisito essenziale – l’unico – che avrebbe consentito loro di accedere al ruolo.
Il testo del Decreto del resto si esprimeva in modo chiaro (art. 5, comma 2): “Il numero complessivo dei posti annualmente disponibili per l’accesso ai percorsi [di Tirocinio Formativo Attivo] è determinato sulla base della programmazione regionale degli organici e del conseguente fabbisogno di personale docente nelle scuole statali”.
In una lettera aperta il Coordinamento sottolinea che “Avendo tali aspiranti docenti superato una selezione dura, sostenendo prove di accertamento delle conoscenze disciplinari del tutto simili a quelle proposte in sede concorsuale, e successivamente frequentato e superato con successo un percorso formativo intenso e specifico, sembrava che l’ingresso in ruolo fosse solo una questione di tempo e che le competenze maturate sarebbero presto state loro riconosciute.
Invece, a quasi cinque anni di distanza la situazione si è capovolta: nella scuola italiana è ritornato a prevalere il principio della “anzianità di servizio” e l’abilitazione si avvia ad una progressiva
de- valorizzazione.
Già nel 2013 il MIUR, con il decreto n. 58, ha infatti istituito i Percorsi Abilitanti Speciali, cioè corsi privi di prove selettive riservati ai laureati che avessero svolto almeno tre anni di servizio sui precedenti quindici; quasi il cento per cento degli iscritti ai P. A. S. – settantamila persone mai selezionate in entrata – hanno superato l’esame finale di abilitazione nell’estate 2014.
E adesso il Consiglio di Stato, con la sentenza numero 105 del 2015, ha completato l’opera di demolizione del valore del T. F. A. riconoscendo anche ai laureati non abilitati il diritto di partecipare ai futuri concorsi a cattedra.
Il Ministero dell’Università e della Ricerca è a conoscenza che undicimila abilitati, a cui presto se ne affiancheranno altri ventimila, che hanno investito le proprie risorse mentali e finanziarie in un percorso di alta formazione, vedono ora seriamente sminuito il valore del proprio titolo.
Il T. F. A. non costituisce più l’unica via per l’abilitazione alla professione del docente e le abilitazioni non costituiscono l’unico titolo di accesso ai concorsi.
Inoltre i concorsi stessi rischiano di trasformarsi in semplici sanatorie, giacché la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, in data 26 novembre 2014, ha di fatto intimato all’Italia di stabilizzare i docenti precari che abbiano prestato almeno 36 mesi di servizio: non a caso tra i piani del MIUR resi noti attraverso la bozza di decreto legge denominata “La Buona Scuola”, vi è la riserva di un certo numero dei posti banditi nei prossimi concorsi in favore degli insegnanti precari con la maggiore anzianità di servizio, prestata su posti vacanti e disponibili.
Tutto ciò alimenta la grave disillusione di chi ha investito sul T. F. A. In particolare, resta soprattutto l’assenza di tutele per coloro che, pur avendo superato delle specifiche e impegnative prove disciplinari di accesso al T. F. A., frequentato il corso comprensivo di tirocinio scolastico e superato con successo gli esami in itinere e la sua prova finale, sono tuttavia agli occhi di chi regge le fila del mondo scolastico privi di “congrua” anzianità di servizio.
Poco importa che la loro selezione sia stata praticamente identica a quella degli abilitati delle vecchie SSIS, che nei prossimi mesi si apprestano ad essere immessi in massa nei ruoli con l’abolizione delle Graduatorie ad Esaurimento.
Nei fatti, e paradossalmente, lo Stato si sente in debito verso tutti tranne verso coloro che sono stati selezionati “sulla base del fabbisogno”.
Per questi motivi A.D.A.M. (Associazione Docenti Abilitati per Merito) ritiene sia ingiusto che i docenti abilitati con T. F. A., vengano messi da parte da qualunque iniziativa intrapresa nell’ultimo anno dal MIUR.
Si chiede all’opinione pubblica di non dimenticare l’esistenza della nostra categoria di aspiranti insegnanti selezionati attraverso procedure rigorose, che hanno individuato profili eccellenti per le loro competenze disciplinari e li hanno formati in maniera specifica per diventare professionisti dell’educazione, di cui la Scuola potesse avvalersi per accrescere il proprio valore formativo.
Chiediamo al Presidente della Repubblica, al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri un intervento ad hoc che tuteli gli abilitati T. F. A. (attualmente la categoria più debole del precariato scolastico italiano) in vista delle prossime assunzioni e dei prossimi concorsi.
Chiediamo di rientrare di diritto tra i destinatari del prossimo piano di assunzioni straordinario in virtù dell’alto valore selettivo del nostro percorso, in tutto e per tutto equiparabile alle precedenti scuole SSIS.
In particolare, come Coordinamento Regionale Docenti Abilitati TFA Umbria, proponiamo un emendamento al “D isegno di Legge recante riforma del Sistema Nazionale di Istruzione e Formazione” affinché gli abilitati TFA vengano inclusi nel piano di assunzioni straordinario (art 8).
Se come categoria TFA non venissimo riconosciuti, lo scenario designato dal Governo ci condanna, è inutile girarci intorno, alla disoccupazione e alla “overeducation”.
E’ stata infatti formata un’intera classe di laureati, specializzati nella propria disciplina, capaci di padroneggiare i nuovi strumenti che la tecnologia fornisce, preparati ad affrontare le criticità educative della “persona”nella sua più ampia accezione e le sfide della modernità nel contesto globale, senza alcuna possibilità di impiego, con il rischio di aumentare l’emorragia di personale che, troppo qualificato e settorializzato, non riuscirà a trovare altra collocazione lavorativa andando ad ingrossare il malcontento ed il flusso di capitale umano verso l’estero.
Non possiamo ovviamente rassegnarci all’accettazione passiva di un tale desolante scenario, per ciò chiediamo fermamente che lo Stato ci garantisca gli stessi diritti, che vedremo prossimamente riconosciuti agli altri (a cui non siamo secondi, per preparazione, competenza, selezione né per abilitazione conseguita), prevedendo per noi l’immissione in ruolo. In tal modo ci verrà garantita la meritata serenità necessaria allo svolgimento del delicato compito al quale ci siamo dedicati e formati, e al continuo miglioramento di noi stessi come insegnanti.”









