BOTTA di Francesca Mele – Coordinatore Centro Destra Marsciano
Si sprecano le considerazioni e le polemiche legate al fenomeno migratorio che, oramai, non è più un qualcosa di episodico , ma oramai endemico. Il nostro paese è al collasso e da sempre l’Europa ci lascia da soli a gestire un’emergenza che però è veramente riduttivo chiamare tale : in pochi giorni migliaia di immigrati  stanno trovando rifugio in Italia e questo, come è immaginabile, comporta una serie di problematiche legate alle questioni sanitarie, al vitto e all’alloggio di questi cittadini stranieri. Ma una volta gestite – con le risorse economiche di un Paese stremato dalla crisi – le necessità elementari e immediate di questi migranti, interviene quella che viene definita l’integrazione di questi extracomunitari. Ossia tutto ciò che occorre per consentire il loro inserimento nella nostra società . Questo, ovviamente, ha un costo non indifferente che ricade sulle spalle della collettività, quindi di noi tutti. Sull’onda lunga dell’emozione legata alla tragedia umana di questi disgraziati, tali aspetti vengono (forse artatamente) taciuti ma è giusto che la gente sappia . Ebbene, scopriamo da un pezzo del quotidiano Libero che Marsciano ha diritto a 250mila euro l’anno per l’integrazione degli immigrati. Da successivi accertamenti apprendiamo che la cifra già percepita per l’anno 2014 è stata di 260mila Euro. Possibile che non se ne sia saputo nulla? Possibile che la giunta Todini, così attenta a comunicare ogni euro speso per fare la più piccola cosa, non abbia mai detto quali risultati sono stati ottenuti con risorse così consistenti? I marscianesi non sono degni di sapere come vengono spesi ben 500mila euro, percepiti nel giro di due anni dal nostro Comune? Vengono effettivamente impiegati per le finalità imposte dal Ministero? Visti gli scarsi risultati, qualcuno potrebbe chiedersi se possano essere state utilizzate in prossimità delle competizioni elettorali per ottenere quel sostegno che (oramai) il PD ed i suoi alleati non trovano più nei marscianesi DOC e che vanno quindi a ricercare fra i profughi ed i richiedenti asilo. E se anche tali risorse sono effettivamente impiegate per garantire l’integrazione di questi immigrati, siamo sicuri che i nostri concittadini marscianesi (molti dei quali disoccupati o in cassa integrazione) avrebbero buoni suggerimenti da offrire per un migliore impiego di questi soldi pubblici: ad esempio per soddisfare i bisogni e le necessità di chi qui ci è nato, ha contribuito alla crescita di Marsciano e paga tasse e tributi sempre più alti! E’ giusto continuare a privare gli italiani – magari in serie difficoltà – di risorse e contributi pubblici? Non sarà il caso di dare una battuta di arresto definitiva a questa sorta di invasione quotidiana di stranieri? E’ indispensabile che il governo centrale e le amministrazioni locali – nei rispettivi ambiti di competenza e con le modalità e discrezionalità che la normativa consente loro – mutino radicalmente la politica in materia di immigrazione e si interroghino su quale sia il vero interesse da perseguire e i diritti da tutelare: quelli degli italiani o quelli degli immigrati? Purtroppo siamo arrivati ad un punto di non ritorno: le risorse economiche non bastano per tutti. Speriamo che i marscianesi e gli umbri se ne ricordino al momento di votare per il Governo di questa Regione, da sempre in mano alla Sinistra e, quindi di chi, sul fenomeno dell’immigrazione, ci ha  principalmente guadagnato : vds. coop rosse in Toscana!
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RISPOSTA dell’Amministrazione Comunale di Marsciano
 Si avvicina la tornata elettorale per il rinnovo dei Consigli Regionali e, puntuale come un innesco ad orologeria, la destra marscianese scongela le sue polemiche.E quale cavallo di battaglia preferibile, se non le risorse spese per gli immigrati, per catturare il malcontento di una popolazione, fortemente provata per il perdurare, reale, della crisi economica e sollecitata da un’informazione a dir poco incompleta e fuorviante?
Ci sorprende, però, che la coordinatrice del centro destra marscianese, nel suo recente passato di consigliere comunale, non si sia mai imbattuta nelle cifre cui fa riferimento nel suo comunicato stampa, e che abbia avuto bisogno di apprendere la notizia dal quotidiano Libero piuttosto che nella normale attività di amministratore, nel corso della quale, avrebbe potuto tranquillamente chiedere lumi a Sindaco e giunta in Consiglio comunale.
Comunque, da parte nostra, c’è come sempre la massima disponibilità a fare chiarezza e fugare ogni dubbio, compresi quelli sollevati dall’ex consigliera Francesca Mele.

Le cifre in questione (i 260 mila euro per il 2014 e 250 mila euro per il 2015) pertengono al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) del Ministero dell’Interno, dipartimento per le libertà civili e immigrazione. Nato in virtù di un protocollo di intesa tra il Ministero stesso, l’Anci e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite nel 2001 e istituzionalizzato da una legge l’anno successivo, il progetto Sprar che interessa il nostro territorio si svolge con la titolarità della Zona Sociale 4, ha una durata di 3 anni, è partito nel 2014 e si concluderà nel 2016. Lo Sprar ha sede nella città di Todi, è gestito dall’Istituto Artigianelli Crispolti, rappresentato dal Vescovo della Diocesi di Todi- Orvieto, Monsignor Benedetto Tuzia, in collaborazione con la Caritas diocesana. Le risorse destinate alle attività dello Sprar vengono versate dal Ministero dell’Interno al Comune di Marsciano, in quanto ente capofila della Zona Sociale 4, come, riteniamo, la coordinatrice della destra locale dovrebbe ben sapere. Come tutte le risorse destinate alla realizzazione di un progetto specifico, il gestore ha l’obbligo puntuale della rendicontazione, in questo caso doppia, nei confronti sia della Zona Sociale che del Ministero dell’Interno il quale, attraverso i propri tecnici, effettua periodicamente controlli in loco. Le risorse, inoltre, non vengono erogate tutte insieme, ma per step e, comunque, sempre successivamente ad una fase di controllo. Ci sentiamo, quindi, di tranquillizzare Francesca Mele sulla modalità con la quale sono stati impiegati i fondi in questione. Non un centesimo di euro è andato per sostenere attività diverse rispetto a quelle per le quali erano stati stanziati, e men che meno per finalità elettorali, visto che i beneficiari del progetto, anche coloro che hanno ricevuto il permesso di soggiorno per fini umanitari, non godono del diritto di voto. Per contro, tutte le risorse vengono impiegate per garantire ai richiedenti asilo, rifugiati e titolari di protezione umanitaria oltre che la sussistenza, corsi di lingua italiana, corsi di formazione professionale e altre attività che possano agevolare il loro inserimento nel Paese europeo in cui desidereranno risiedere una volta ottenuto l’asilo e lo status di rifugiato e i relativi documenti. Per parlare dei risultati del progetto, sui quali si interrogava anche la rappresentante della destra marscianese, che, peraltro, dimostra di non conoscerlo affatto, si potrebbe ricordare la produzione del vino “Asylon”, frutto della formazione svolta dai richiedenti asilo presso l’Istituto Agrario Ciuffelli. I proventi derivanti da questa iniziativa, sostenuta da Caritas Umbria, Libera e l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati, hanno coperto parte dell’attività formativa rivolta ai giovani dello Sprar.

Pertanto, i corto circuito nel comunicato del centro destra marscianese sono più d’uno, in parte dovuti ad una scarsa conoscenza dei progetti da anni in capo al Comune di Marsciano e in parte dovuti alla volontà di fomentare una guerra tra poveri che non trova riscontro nella realtà, visto che queste risorse, stanziate peraltro da una legge varata da uno dei governi Berlusconi, non avrebbero potuto avere destinazione diversa da quella avuta. Le nostre comunità si sono da sempre caratterizzate per la grande solidarietà che sanno esprimere e continuare a farlo, a costo di fare scelte impopolari nel breve periodo, accogliendo, in modo armonico, programmato e appropriato alle dimensioni delle nostre città, persone che fuggono da guerre e dittature, come le persone del progetto Sprar, o da condizioni di povertà estrema, non priva nessuno della giusta attenzione che le Amministrazioni hanno verso le fasce di popolazione più in difficoltà e fa, delle nostre, comunità più civili.

 

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