“L’Umbria, con la scomparsa di Ilvano Rasimelli (oggi avrebbe compiuto 91 anni, n.d.r) – ha affermato la Presidente della Giunta regionale dell’Umbria – , perde uno dei più significativi protagonisti della storia politica ed istituzionale di questa regione.
Dalla lotta di liberazione, alla militanza politica nel Pcie poi nelle diverse istituzioni nazionali e locali, in cui ha avuto ruoli di primo piano, Ilvano Rasimelli ha sempre dimostrato coraggio, grande rigore e capacità di visione strategica”.
“Vorrei ricordare in particolar modo – aggiunge Marini – il suo protagonismo, in qualità di assessore al Comune di Perugia, nella redazione del Piano regolatore generale della città negli anni ’60 e, successivamente, da presidente della Provincia di Perugia, il significativo impegno per l’autonomia regionale e per la definizione del Piano di sviluppo dell’Umbria quando ancora non erano state istituite le Regioni che giunsero qualche anno dopo, nel 1970.
Sempre come Presidente della Provincia sostenne ed incoraggiò in Umbria i movimenti che lottavano per la chiusura dei ‘manicomi’, stimolando la partecipazione non solo di medici ed intellettuali, ma anche di cittadini.
Un protagonismo che rese l’Umbria una delle realtà più impegnate e all’avanguardia nella riforma della psichiatria che portò poi alla ‘legge Basaglia’ che ne sancì – conclude la presidente – la chiusura degli ospedali psichiatrici”.
Tra i “meriti” di Rasimelli ce n’è però uno che tutti hanno dimenticato di citare, anche se da Palazzo Donini, Palazzo Cesaroni o dai giardini di piazza Italia per vederlo basta alzare gli occhi al palazzo che sta di fronte .
Alla fine degli anni ’60 il Palazzo che ospita Provincia e Prefettura aveva una scritta in rilievo che, come in quasi tutta Italia, attestava che quello era “Il Palazzo del Governo”.
In un clima in cui i contrasti tra l’allora Presidente della Giunta Provinciale Rasimelli ed il Prefetto in carica erano all’ordine del giorno, con episodi da “Don Camillo e Peppone”: del tipo altoparlanti a tutto volume giorno e notte nel cortile comune del palazzo, su cui si affacciavano anche le finestre dell’appartamento privato del Prefetto, l’amministrazione provinciale presentò in Prefettura un progetto di manutenzione della facciata del Palazzo.
La Prefettura, che allora esercitava il controllo preventivo su tutti gli atti degli enti pubblici locali, non ebbe nulla a ridire.
Ma nelle pieghe del lunghissimo elenco descrittivo dei lavori c’era una sorpresa, che si rivelò quando furono smontati i palchi che avvolsero il palazzo per l’esecuzione dei lavori: la scritta era mutata in “Palazzo della Provincia”, come è ora.











