I depositi di vinacce, i cumuli di scarti dell’uva utilizzata per la produzione di vino, che tanto hanno allarmato varie zone di Marsciano, potrebbero presto diventare una specie di pozzi petroliferi da cui estrarre biocarburanti concorrenziali.
Secondo l’università australiana di Adelaide, dalla fermentazione di una tonnellata di scarti di uva (vinaccia, steli e semi) si possono ottenere, a secondo della complessità del procedimento, da 270 a 400 litri di bioetanolo, che può essere utilizzato come carburante.
Lo studio è stato pubblicato su Bioresource Technology.









