In Umbria nel periodo gennaio – settembre 2015 l’Inps ha registrato 15.355 nuove assunzioni a tempo indeterminato (9.621 nel corrispondente periodo 2014), 30.238 a tempo determinato (31.834 nel 2014) 3.098 in apprendistato (3.705 nel 2014).
Quindi complessivamente 48.691 assunzioni nel 2015 contro le 44.531 nel 2013 e 45.160 nel 2014, con assunzioni a tempo indeterminato superiori del 59,6% rispetto al 2014 e assunzioni complessive superiori del 7,8% sempre rispetto all’analogo periodo del 2014.
Il primo dato è notevolmente superiore alla media nazionale (34,4%) 8,7% mentre il secondo è inferiore (8,7% )
Sul versante della cessazione dei rapporti di lavoro in Umbria si è avuto:
14.639 cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato (16.362 nel 2013 e 14.654 nel 2014)
2.194 cessazioni di rapporto di apprendistato (2.594 nel 2013 e 2.420 nel 2014)
24.182 cessazioni di rapporti di lavoro a tempo determinato( 24.648 nel 2013 e 25.062 nel 2014)
Complessivamente 41.015 cessazioni ( 43.604 nel 2013 42.136 nel 2014) –una diminuzione dello 0,1% per i rapporti a tempo indeterminato -2,7% in totale.
Dunque il trend delle nuove assunzioni è più sostenuto di quello delle cessazioni e quindi il saldo è positivo:
assunzioni 2015 = 48.691
cessazioni 2015 = 41.015
Saldo positivo = 7.676
In aumento anche i rapporti di lavoro occasionali regolati con i voucher passati dai 448.897 del 2013 ai 815.960 del 2014 ed ai 1.365.270 del 2015.
Anche se sostenuto dai contributi governativi l’incremento dei rapporti a tempo indeterminato fa ben sperare, perché per molti datori di lavoro l’esperienza acquisita dai loro collaboratori è preziosa e se le condizioni lo consentiranno continueranno ad usufruirne anche dopo la cessazione delle agevolazioni.
Sul versante nazionale l’INPS sottolinea che nei primi nove mesi del 2015 è aumentato, rispetto al corrispondente periodo del 2014, il numero delle assunzioni con contratti a tempo indeterminato nel settore privato (+340.323: da 990.641 a 1.330.964).
Crescono anche le assunzioni con contratti a termine (+19.119) mentre si riducono le assunzioni in apprendistato (-32.991) e quest’ultimo è forse l’aspetto più preoccupante perchè potrebbe significare un prossimo esaurimento del fenomeno espansivo
La variazione netta – vale a dire il saldo tra le assunzioni e le cessazioni – per i primi nove mesi del 2015 sfiora le 600mila posizioni; ciò che è rilevante è il confronto con l’analogo valore per l’anno precedente, pari a 310.595 unità: il miglioramento è dunque prossimo alle 300mila unità.
Le nuove assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato stipulate in Italia sono state 1.330.964, il 34,4% in più rispetto all’analogo periodo del 2014.
Le trasformazioni a tempo indeterminato di rapporti di lavoro a termine, comprese le “trasformazioni” degli apprendisti, sono state 371.152 (l’incremento rispetto al 2014 è del 18,1%).
Le cessazioni di rapporti a tempo indeterminato sono di poco aumentate (+25.889).
Di conseguenza, la variazione netta dei contratti a tempo indeterminato risulta fortemente positiva (+469.393) e nettamente superiore a quella registrata per il corrispondente periodo dell’anno precedente (+98.046).
Tali andamenti spiegano anche il cambiamento nell’incidenza delle assunzioni con rapporti stabili sul totale dei rapporti di lavoro attivati/variati, passata dal 32,0% dei primi nove mesi del 2014 al 38,1% dello stesso periodo del 2015.
Nella fascia di età fino 29 anni, l’incidenza dei rapporti di lavoro “stabili” sul totale dei rapporti di lavoro è passata dal 24,4% del 2014 al 31,3% del 2015.
L’incremento delle assunzioni a tempo indeterminato 2015 su 2014 risulta superiore alla media nazionale (+34,4%) in Friuli-Venezia Giulia (+82,0%), in Umbria (+59,6%), in Piemonte (+54,4%), nelle Marche (+52,8%), in Emilia-Romagna (+50,1%), in Trentino-Alto-Adige (+48,7%), in Veneto (+47,8%), in Liguria (+46,0%), nel Lazio (+41,1%), in Lombardia (+39,0%), in Basilicata (+35,9%), in Sardegna (+35,4%) e in Toscana (+34,9%). I risultati peggiori si registrano nelle regioni del Sud: Sicilia (+10,8%), Puglia (+15,8%) e Calabria (+17,1%).
La quota dei nuovi rapporti di lavoro full time sul totale dei nuovi rapporti registra un modestissimo incremento di 0,9 punti percentuali, passando dal 61,8% del 2014 al 62,7% del 2015.
Rispetto al 2014, il peso dei nuovi rapporti di lavoro con retribuzioni mensili inferiori a 1.000 euro diminuisce di un punto percentuale, passando dal 6,3% al 5,3%; una diminuzione si riscontra anche nella fascia retributiva immediatamente superiore (1.001-1.250 euro), la cui incidenza passa dall’8,8% del 2014 al 7,9% del 2015.
Risulta in lieve diminuzione (da 22,9% a 22,6%) il peso dei nuovi rapporti di lavoro con retribuzioni comprese nella fascia tra 1.251 e 1.500 euro, mentre aumenta di 0,9 punti percentuali il numero dei rapporti che si collocano nella fascia retributiva da 1.501 a 1.750 euro e di 0,7 punti percentuali quello nella fascia da 1.751 a 2.000 euro; per i nuovi rapporti di lavoro con retribuzioni comprese fra 2.001 a 3.000 euro, gli aumenti sono pari a 0,2 punti percentuali, mentre risulta pressoché stabile l’incidenza delle fasce retributive superiori a 3.000 euro.
Per quanto riguarda i buoni lavoro, nei primi nove mesi del 2015 risultano venduti 81.383.474 voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento medio nazionale, rispetto al corrispondente periodo del 2014 (48.067.353), pari al 69,3%, con punte del 99,4% in Sicilia e dell’87,7% in Puglia.













