Le noci sono un alimento che dà benefici effetti al corpo umano, ma attualmente quelle che mangiamo in Italia sono per il 90% di provenienza americana ( California).
Un tentativo di svincolo da questa dipendenza e di raggiungere almeno i livelli produttivi di Veneto ed Emilia Romagna è in corso in Umbria ad opera dell’Istituto di Biologia Agroalimentare e Forestale del Cnr, l’azienda vivaistica regionale UmbraFlor, il Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria di Patalla di Todi e la Fondazione per l’Istruzione Agraria in Perugia.
Il progetto è denominato “Pronostico”, acronimo di “Produzione nocicoltura sui terreni irrigui coltivati” si è svolto nei territori di Spello e Casilina in particolare, dove impianti cosiddetti comparativi di noce da frutto sono stati messi a confronto per poter valutare il modo in cui le 10 principali cultivar, originarie della California e della Francia, si adattano a questo ambiente pedoclimatico.
La valle più adatta a questo tipo di coltivazione è la valle del Tevere, da Perugia a Todi, che presenta un terreno fertile , ricco di sabbia e, soprattutto, con molta disponibilità di acqua e adeguatamente drenato.
Una fazzoletto di Umbria caratterizzato da elevata umidità e da intense escursioni termiche.
Altro aspetto del progetto, fondamentale per valutare la possibilità di una coltura intensiva delle noci da frutto davvero sostenibile nel futuro prossimo, è stato il monitoraggio delle piante verso le principali malattie fungine epigee: una su tutte l’antracnosi, i cui segni sono le macchie nere sui frutti.
Sono state impiantate 200 piante in blocchi randomizzati, vale a dire in gruppi ripetuti in maniera casuale, per non avere interferenza con l’ambiente.
Quindi, nei vari mesi (da marzo a ottobre) i ricercatori e gli agronomi hanno compiuto test genetici di varietà/cultivar commerciali di noci da frutto per arrivare ad una selezione delle piante che rispondevano meglio alle caratteristiche di quel terreno.
Ottimi i risultati per l’accrescimento delle piante. Da 20 centimetri hanno raggiunto un’altezza di un metro e mezzo in sette mesi. Si sono avute piante anche con tre frutti a grappolo.
Occorerà però ripetere la sperimentazione in diverse condizioni climatiche, per altri 3-4 anni almeno.









