Ormai del famigerato decreto salva banche, ne parlano tutti.
Sembra che chi abbia investito in azioni delle banche, alcune delle quali avevano battuto ampiamente in Umbria oltre che in Toscana ed Emilia Romagna, si deve rassegnare: nessuno si preoccupa di chi aveva scelto come investimento la partecipazione al capitale di rischio.
Qualche attenzione a chi aveva sottoscritto, magari inconsapevolmente, obbligazioni a minor tutela ed a maggior rendimento, mentre di chi s’era limitato a tenere i soldi in conto corrente alle condizioni usuali raggiungendo importi superiori ai 100 mila euro sembra abbandonato al suo destino e già questa cosa è abbastanza strana proprio perché i correntisti non avevano scelto una strada rischiosa per ingordigia.
Ma la cosa strana, molto strana è che nulla avranno a rimetterci i Presidenti, Amministratori delegati, Consiglieri di amministrazione che per decenni hanno percepito stipendi da favola che, i fatti lo hanno dimostrato, non erano giustificati.
Probabilmente, come al solito, sarà la Magistratura a doversi sostituire alle amnesie politiche con un’azione di responsabilità che i vecchi azionisti sicuramente intenteranno verso i passati amministratori, ma i cui tempi saranno lunghissimi e che potevano essere brevi se il Governo avesse inserito nel decreto un bel, meritato sequestro conservativo di tutte le somme e i patrimoni nella disponibilità dei vecchi amministratori e loro eventuali prestanome almeno pari alle retribuzioni percepite negli ultimi 10 anni.
Una regola quest’ultima che dovrebbe diventare stabile nell’ordinamento italiano, per far passare un pò la voglia di saccheggiare le società dirette e godersela poi indisturbati.








