Che le dimissioni di un politico italiano siano un accadimento raro è noto, ma che le dimissioni di un assessore regionale meritino la mobilitazione che ne ha fatto  gran parte della stampa locale è segno di immaturità. E lo dico da vecchio giornalista abituato – scuola antica? forse – a misurare i fatti..
Oggi il Messaggero, quotidiano nel quale ho lavorato per alcuni decenni, dedica un’ intera pagina alla conferenza stampa dell’ex assessore, più un’ampia anticipazione in prima.
Pagine dell’edizione regionale, certo, ma pur sempre tanta parte dello spazio disponibile.
Che cosa ha detto l’ex assessore nell’incontro con i giornalisti? Li ha intrattenuti per ricostruire  la vicenda di cui è protagonista. Ma non era già chiaro tutto? Le dimissioni non sono evento sufficientemente manifesto di volontà. Si, però, c’è un piccolo dettaglio aggiuntivo: sembrerebbe  che non sia da escludere un ripensamento.  Ma guarda! E in sovrappiù la consueta rimarcatura che la buona politica deve dare risposte ai cittadini e usare al meglio le risorse. Che strano. Pensiamo tutti  debba essere così. Perchè ripetercelo?
In qualche passaggio della sua chilometrica esposizione – quasi un’ora, stando ai resoconti –   l’ex assessore ha ricevuto anche applausi. Non dai giornalisti, è da sperare, ma dai suoi sostenitori. Insomma un comizietto destinato a criticare l’operato della presidente Marini. Che è donna ardita e preparata, e quando serve sa usare la frusta.
Insomma la conferenza stampa di ieri fa rammentare i discorsi lunghi e lamentosi del passato presidente della Provincia, che  ora siede in Regione, mi pare,  che piagnucolando  sulle condizioni spregevoli delle strade locali,  con il tono di chi scopre il mappamondo,  aggiungeva: senza i soldi non si può provvedere.
Ha ragione Catiuscia Marini: “Sono pagine di anni Ottanta”. Io andrei un poco più indietro e con le parole di Leonardo Sciascia di sessant’anni fa, riproposte proprio oggi sempre sul Messaggero: “E’ come se  la meridiana segnasse un’ora del 13 luglio 1789;  domani passerà l’ombra della Rivoluzione francese, poi Napoleone, poi il Risorgimento, poi la Rivoluzione russa, la Resistenza;  chissà quando la meridian a  segnerà l’ora di oggi, quella che è per tanti altri uomini nel mondo l’ora giusta”.

condividi su: