In riferimento al comunicato stampa del Comune di Todi relativo alle nuove procedure  e varianti al PRG vorrei fare alcune considerazioni e proposte.
Certamente è da apprezzare il lavoro svolto dagli uffici dell’urbanistica per l’adeguamento informatico del PRG al fine di velocizzare l’istruttoria delle pratiche urbanistiche, ma, ben più degli strumenti operativi , contano la visione dei problemi e la volontà politica per risolverli. Non si può, ad esempio,  condividere che l’accoglimento delle richieste di variante al PRG per la riduzione o la cancellazione di un’area edificabile venga subordinato ad una modifica del regolamento che disciplina i tributi locali. Se non ho capito male, l’attuale amministrazione, pur di continuare ad estorcere l’IMU  per rimpinguare le casse comunali,  intende modificare il regolamento comunale vigente per cancellare la prevista possibilità di rimborso per 5 anni a chi rinuncia, parzialmente o totalmente, all’edificabilità della propria area.

La storia è ben nota: nel 2007 l’amministrazione di centrosinistra, che aveva progettato e varato il nuovo PRG, modifica l’allora vigente regolamento dei tributi locali ed elimina la prevista possibilità di rimborso dell’imposta comunale sui terreni divenuti inedificabili a seguito di approvazione di variante al PRG ; la successiva amministrazione di centro destra, poco dopo il suo insediamento, prende atto della mutata situazione economico-finanziaria del Paese e della crisi nel settore dell’edilizia e per soddisfare le lamentele e le istanze dei cittadini approva diverse  varianti al PRG e ripristina la possibilità di rimborso  dell’imposta comunale per le aree divenute inedificabili. Ora l’attuale amministrazione vuole di nuovo cancellare questa possibilità per non riconoscere ai proprietari delle aree edificabili  neppure un recupero parziale delle tasse pagate per  un diritto edificatorio mai utilizzato.

Colgo l’occasione per sottolineare ulteriori aspetti della complessa problematica connessa al PRG e credo  sia giunto il momento che l’amministrazione comunale prenda atto che occorre:

– rimediare agli errori iniziali di progettazione del PRG adottato nel 2002 con una validità a lunga scadenza  e  fuori misura per le reali esigenze della collettività. Oggi la situazione è radicalmente cambiata e nel settore dell’edilizia si impone  un’inversione di rotta, stoppando le nuove costruzioni ed incentivando la ristrutturazione dell’esistente. Se si concorda su questo, le amministrazioni (Stato Centrale, Regioni e Comuni) devono attuare provvedimenti in coerenza con questa visione;

– approvare rapidamente le varianti al PRG di riduzione (o stralcio totale) presentate dai proprietari delle aree edificabili senza alcuna necessità di compensazione all’interno della stessa macroarea. Vorrei sottolineare che sui terreni edificabili grava una tassazione diretta permanente (IMU e TASI), oltre ad una tassazione indiretta (plusvalenza) in caso di vendita,  e chi non è in grado o non vuole pagare per tempi lunghi un tributo che diventa sempre più oneroso (aumento degli indici di tassazione dal 7 al 9,8 per mille) ha tutto il diritto a rinunciare a quello che viene comunemente percepito come un “privilegio” e considerato “oro colato” dall’Ente impositore e dall’Agenzia delle Entrate. Inoltre, anche in base ai principi della nostra Costituzione, l’amministrazione comunale, che in passato ha concesso diverse varianti di riduzione al PRG, non può ora scegliere la linea intransigente del rifiuto o dell’allungamento dei tempi di risposta alle istanze avanzate dai cittadini, creando una disparità di trattamento;

– rispettare le leggi dello Stato adeguando i VMRIA per il calcolo dell’imponibile IMU al crollo del valore commerciale dei  terreni edificabili, come imposto dall’art.5 del D.Lgs. n. 504/92 istitutivo dell’imposta comunale sugli immobili. E’ necessario, quindi, intervenire con una drastica e generalizzata riduzione dei VMRIA;

– rispettare il principio di non retroattività in merito all’azione legislativa per cui le domande di variante al PRG già inoltrate dagli interessati non siano subordinate né penalizzate dalla evocata modifica  del regolamento che disciplina i tributi locali. Si tratta di domande che, pur acquisite da molti anni, giacciono inevase per l’inerzia colpevole e per la mancanza di volontà politica dell’Amministrazione di voler prendere atto del problema. Bisogna smettere di giocare al rinvio e a lasciar tempo al tempo, come succede anche in altri settori della pubblica amministrazione, perché tanto chi ci rimette è il cittadino e a lucrare è lo Stato. I cittadini si sono svegliati e sapranno giudicare se il rispetto che esigono è  tutelato e se le risposte alle loro domande arrivano con la dovuta trasparenza e tempestività.

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