Con la presente si intende segnalare che presso il complesso monastico di Santa Maria in Camuccia, nell’omonimo rione del centro storico tuderte, complesso da tempo chiuso al pubblico e in uno stato di semiabbandono, trovasi, quale risultato del lento accumularsi prodottosi negli ultimi 15/20 anni, un deposito significativo di guano di piccione e di altri volatili difficilmente calcolabile ma quantificabile senz’altro in alcuni metri cubi, forse anche decine di metri cubi, stratificatosi per un consistente spessore (in alcuni punti anche per decine di centimetri di altezza) lungo una superficie ugualmente non misurata ma non inferiore ai 100/150 metri quadrati.
Tale area, già adibita dal vecchio parroco Don Mario Pericoli a piccionaia e pollaio, trovasi all’interno del complesso, al disopra delle volte che coprono il lungo corridoio che fiancheggia il lato meridionale della chiesa superiore di Santa Maria. È accessibile tramite una porticina che si apre agli inizi del detto corridoio (lato piazza), porticina a cui fa seguito una ripida e stretta scala in cima alla quale hanno inizio questi ambienti, adiacenti alle falde del tetto della chiesa, occupati ora dallo spesso strato di guano. Ambienti già da Don Mario “verandati” verso valle attraverso intelaiature in ferro le cui luci però, in passato chiuse da retine o pannelli, ora sono prive di schermatura, così da consentire il passaggio dei volatili e la loro sosta e nidificazione all’interno.
L’accertamento di tale stato di fatto è avvenuto nel corso di un sopralluogo, effettuato per altri motivi, al quale chi scrive ha partecipato il giorno 6 febbraio 2015 alla presenza di un parroco della Diocesi. L’estensore di questo esposto ha dunque avuto accesso alla struttura in via del tutto legale, accompagnato da chi legittimamente deteneva le chiavi degli ingressi. Poiché fine del sopralluogo era un altro, chi scrive non è in grado di allegare documentazione fotografica di quanto denunciato, non effettuata sul momento. Egli ha però provveduto nei mesi successivi ad avvertire nel corso di una conversazione telefonica uno dei responsabili amministrativi dell’ente che legge per conoscenza, ente a cui dovrebbe risultare intestata la titolarità del bene. Contatto telefonico rinnovato per scrupolo da chi scrive anche nella stessa giornata di oggi, 24 febbraio 2016, dal quale contatto è emerso che nessun provvedimento risulterebbe essere stato preso negli ultimi mesi. Di conseguenza, durante l’anno trascorso dal sopralluogo del 6 febbraio 2015 la situazione descritta non può che essere peggiorata, con accumulo di altro guano. Guano peraltro intriso dell’acqua delle piogge e dunque costituente anche un pericolo, visto il suo peso accresciuto, per la stabilità strutturale delle volte sottoposte, coprenti il già detto corridoio.
Poiché trattasi chiaramente di gravissima emergenza igienico-sanitaria minacciante la salubrità della popolazione locale e dell’abitato, vista anche la libera circolazione di topi (la carcassa di uno di questi fu avvistata da chi scrive in via di Mezzomuro alcuni mesi fa, immediatamente a valle del complesso monastico), si richiede urgente verifica da parte degli organi preposti e l’adozione delle misure in tali casi previste, ossia la più rapida bonifica del sito.
Ai fini dei sopralluoghi che si dovranno fare per accertare quanto denunciato, sopralluoghi a cui si chiede di poter partecipare onde indicare meglio il luogo in cui è depositato il guano, si consiglia di indossare degli stivali protettivi.

Nota: il presente esposto è stato inoltrato in data 24 febbraio 2016 al Sindaco di Todi Carlo Rossini, al vicesindaco Luca Pipistrelli, al Comando della Polizia Municipale, alla USL Umbria 1 e all’Istituto Diocesano  per il Sostentamento del Clero.

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