Domenica 17 aprile saremo tutti chiamati alle urne ad esprimerci sul Referendum, così detto, delle “TRIVELLE”, il primo nella storia della Repubblica Italiana proposto e ottenuto dalle Regioni. La questione posta nel quesito referendario è piuttosto tecnica, ma in estrema sintesi siamo chiamati a decidere se i permessi per estrarre idrocarburi in mare entro 12 miglia dalla costa (cioè più o meno a 20 chilometri da terra), debbano durare fino all’esaurimento del giacimento, come avviene attualmente, oppure fino al termine della concessione. In pratica, se il referendum dovesse raggiungere il quorum con la vittoria del SI, le piattaforme piazzate attualmente in mare, a meno di 12 miglia dalla costa, verranno smantellate una volta scaduta la concessione, senza poter sfruttare completamente il gas o il petrolio sotto i fondali. Non cambierà invece nulla per le perforazioni su terra e in mare oltre le 12 miglia, che proseguiranno, né ci saranno variazioni per le nuove perforazioni entro le 12 miglia, già proibite dalla legge. Quando si avvicina il giorno dei referendum è normale ragionare se quel referendum sia giusto o meno, se sia opportuno, se la domanda posta è corretta, se sono più giuste le ragioni del SI o del NO.. In questo specifico caso i ragionamenti sono un pò diversi.. Dico questo perché il livello del dibattito si è spostato dal perché votare NO o votare SI, a discutere se andare o no a votare..!! Se far raggiungere o no il quorum! É bene sempre ricordare che il referendum è uno strumento di democrazia che, per sua natura, è meno sensibile a condizionamenti da parte delle forze politiche. Chiama i cittadini a pronunciarsi su questioni poco filtrate dalla classe dirigente e coinvolge gli elettori in modo diretto. Forse nel nostro Paese questo strumento così importante e “nobile” di democrazia diretta, è stato mal sfruttato dalle varie classi dirigenti.. in alcuni casi se ne è abusato, in altri casi è stato demonizzato (spesso per nascondere incertezze o troppa arroganza), rendendolo così poco amato dai cittadini che ormai troppo spesso disertano le urne referendarie. Per come la vedo io, una volta che un referendum è stato accettato, è doveroso esprimersi sul quesito posto. Sono cresciuto nella convinzione che il voto è un diritto costato dure lotte e sacrifici indicibili.. un diritto ovvio, ma anche un dovere. Non molto tempo fa anche a Todi è stato proiettato il film storico “SUFFRAGGETTE”. La pellicola racconta del movimento femminista inglese dei primi anni del ‘900, in lotta per far acquisire il diritto di voto alle donne. In questo film è ben rappresentata non solo la triste condizione femminile, ma anche le sofferenze delle classi più deboli. Tra gli strumenti coercitivi usati dai poteri forti per tenere sottomesse le fasce di persone più indigenti, oltre a mantenerle prive di istruzione e nella povertà più assoluta, veniva loro negato o strumentalizzato il diritto di voto. Oggi, guardando all’Italia, l’astensione sta raggiungendo dei numeri inquietanti, è in tutte le regioni e, praticamente, in tutte le tornate elettorali. I motivi per i quali sempre più cittadini decidono di non andare a votare sono tanti e a volte pure comprensibili… ma è sempre importante ricordare che le scelte alle urne scrivono la Storia. Più i cittadini sono informati, attivi ed interessati, più le persone pretendono correttezza e coerenza dalle Istituzioni, più il nostro sarà uno Stato giusto, equo e forse anche più coeso. Per questi motivi, anche questa volta, come sempre, io andrò a votare! Per me Il diritto dovere di voto è un valore non trattabile.
- Manuel Valentini - assessore Comune di Todi
- 15 Aprile 2016









