L’occupazione lavorativa umbra, nel primo trimestre 2016, ha toccato quota 355.000 con 3.000 unità in più rispetto all’analogo trimestre del 2015.
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“La crescita dell’occupazione in Umbria continua il suo trend positivo anche nel primo trimestre dell’anno in corso”. Lo afferma il vice presidente e assessore allo sviluppo economico, Fabio Paparelli, sulla base del recente rapporto Istat da cui emerge che l’occupazione umbra, nel primo trimestre, ha toccato quota 355.000 con 3.000 unità in più rispetto all’analogo trimestre del 2015.

L’incremento fatto registrare in Umbria con un più 1% è un ulteriore segnale incoraggiante – sottolinea Paparelli – sostanzialmente in linea con la media nazionale (+1,1%), nonché delle regioni centrali (+1%) e del Nord del Paese (+1,2%).

Secondo i dati Istat, la crescita ha riguardato principalmente l’occupazione alle dipendenze (262.000, + 4.000 unità); di contro è rimasta invariata la componente autonoma (93.000).
A generare la crescita occupazionale sono stati i servizi (179.000, +8.000) e l’agricoltura (11.000, +3.000); in calo il comparto del commercio e ricettività (69.000, -7.000, dovuto anche alla stagionalità) e quello delle costruzioni (25.000, -1.000); stabile l’occupazione del manifatturiero (71.000).
Più in particolare la crescita dei servizi ha riguardato unicamente la componente alle dipendenze; quella dell’agricoltura è il risultato di una crescita di entrambe le componenti.
Nel commercio il calo è presente principalmente per i dipendenti mentre nelle costruzioni al calo dei dipendenti corrisponde una lieve crescita dell’occupazione autonoma.

A seguito di tali dinamiche, il tasso di occupazione umbro è salito al 62,5% (+1 punto) risultando superiore oltre che al dato medio nazionale (56,3%) e anche a quello delle regioni centrali (61,2%); il gap verso il Nord si conferma posizionandosi però a 2,5 punti (65%).
La flessione della disoccupazione inoltre appare alquanto più marcata del 2015 – spiega il vicepresidente – è infatti scesa a quota 40.000, ben 10.000 in meno rispetto al I trimestre del 2015.
E ad aver prodotto metà del calo sono stati gli ex occupati (21.000, -5.000) seguiti da coloro che sono alla ricerca di un primo impiego (9.000, -3.000) e in ultimo dagli ex inattivi”.
“A seguito di ciò il tasso di disoccupazione è passato dal 12,5% del primo trimestre 2015 al 10,2% – conclude Paparelli – un valore ancora distante dai valori precrisi ma inferiore alla media della ripartizione di appartenenza (10,7%); anche il gap verso il dato medio del Nord del paese (8,1%) si è notevolmente ridotto”.

Secondo i dati Istat la crescita dell’occupazione ha interessato sia gli uomini (198.000, +2.000) che le donne (157.000, +1.000); per entrambi è stata prodotta unicamente dalla componente alle dipendenze (139.000 per gli uomini e 123.000 per le donne, +3.000 per i primi e +1.000 per le seconde); di contro la componente autonoma è rimasta stabile a quota 60.000 per gli uomini e 33.000 per le donne.
Il calo della disoccupazione ha riguardato sia uomini sia donne e risulta particolarmente rilevante per le donne (18.000, -7.000 le donne e 22.000, -4.000 gli uomini).

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