Nei giorni scorsi abbiamo ospitato, per dare spazio a tutte le opinioni, gli interventi di Elio Andreucci sulla questione del presunto inquinamento atmosferico causato dalla Fornace Toppetti di Pontenaia. Era stata chiesta l’installazione di una centralina dell’Arpa per il monitoraggio dell’aria e questo è stato fatto. Ora però si critica il posizionamento di tale centralina, perché lì posizionata rileverebbe solo l’inquinamento urbano da traffico veicolare e abitazioni e non quello della fornace. Oppure la si prende con le condizioni climatiche che nei giorni scorsi avrebbero portato i fumi in un’altra zona della vallata e quindi fuori dalla portata della centralina.
Allora, crediamo che in un dibattito serio si debbano prendere in considerazione i fatti e non le sensazioni o peggio ancora, le suggestioni. I fatti conosciuti al momento sono questi: la centralina rimarrà posizionata al quartiere Europa per un periodo di sei mesi, quindi sufficientemente lungo per una rilevazione attendibile monitorando tutti gli agenti inquinanti; riguardo al posizionamento, è stata messa nel punto dove arriverebbero i fumi della fornace secondo quanto affermato e chiesto da alcuni cittadini residenti in quella zona; se non si voleva questo si doveva chiedere un controllo direttamente sui camini della fornace, per sapere quali elementi fuoriescono e, nello stesso tempo, si sarebbe dovuto richiedere (ma non c’è nulla di segreto visto che vengono comunicati giornalmente dalla Fornace) quali sono i processi produttivi utilizzati per la produzione di laterizi.
TamTam, per fare un po’ di chiarezza, ha chiesto ad alcuni dipendenti della fornace di Pontenaia, come si svolge il processo produttivo, che è il seguente: la materia prima utilizzata naturalmente è l’argilla, l’acqua per realizzare l’impasto, la successiva asciugatura in essiccatoi ed infine la cottura in forno dei laterizi. Il combustibile utilizzato per i forni, ormai da tempo, è esclusivamente il metano che può portare ad un limitato inquinamento atmosferico, paragonabile a quello delle caldaie a metano di un popoloso quartiere residenziale.
Da anni non viene più utilizzato il polistirolo per la cosiddetta “porizzazione” dei laterizi (cioè la creazione di vuoti all’interno dei mattoni per una migliore prestazione termica) che aveva infatti imposto l’utilizzo di filtri depuratori. Non sembra, quindi, di essere in presenza di un pericoloso stabilimento petrolchimico.
La conferma di quanto abbiamo recepito riguardo al processo produttivo (e pubblicato anche nel mensile di luglio di prossima distribuzione), arriva dallo stesso Prof. Paolo Federici che interviene sul dibattito (chiamato in causa da Elio Andreucci), apportando il suo contributo con fatti e non con suggestioni: “Facendo riferimento all’articolo pubblicato da Elio Andreucci – dice il Prof. Federici – in cui viene riportato un mio parere tecnico sul monitoraggio della qualità dell’aria tramite una centralina di rilevazione continua installata nel quartiere Europa, confermo che i parametri controllati sono poco significativi e non caratterizzanti il processo produttivo in questione per i seguenti motivi:
– nella fornace di Pontenaia come combustibile viene impiegato il metano che , non contenendo composti dello zolfo, quando reagisce con l’ossigeno , forma soltanto anidride carbonica e vapore acqueo, liberando energia sotto forma di calore; quindi l’eventuale presenza nei fumi degli ossidi di zolfo è da attribuire esclusivamente alle materie prime impiegate nel processo ( in particolare all’argilla, se contiene la pirite, e agli additivi aggiunti come alleggerenti ).
La temperatura massima raggiunta nel processo di cottura del manufatto, essendo inferiore a 1200 C°, minimizza la formazione degli ossidi di azoto per reazione tra l’azoto e l’ossigeno dell’aria.
Ribadisco anche che occorre monitorare le eventuali sostanze inquinanti caratterizzanti la produzione dei laterizi (quali fluoro, cloro, C.O.V. ecc..), tenendo ben presente l’estrema variabilità della composizione chimica delle materie prime impiegate nel processo di produzione (argilla e soprattutto additivi che ad essa vengono aggiunti).
Dopo aver affrontato il problema con i tecnici dell’ARPA , molto gentili e disponibili al confronto e per nulla reticenti a mostrare i dati analitici e la documentazione in loro possesso relativa ai particolari del processo produttivo, ho fugato alcune preoccupazioni , uscendo dall’incontro più sollevato, meno preoccupato per la mia salute e quella dei cittadini che vivono nel quartiere Europa.
I tecnici, infatti, concordando con me sulla necessità di controllare altri parametri, hanno immediatamente richiesto ed ottenuto l’installazione di strumentazione adeguata per il monitoraggio del fluoro, cloro ed aldeidi.
Nel processo di produzione non viene impiegato come alleggerente né polistirolo (dalla cui decomposizione termica si originano sostanze nocive per l’ambiente e la salute dei cittadini quali benzene e stirene) né scarti di lavorazioni industriali di composizione chimica complessa e non ben definita dai quali, nel processo di cottura, si sarebbero potute sviluppare per reazione chimica diverse altre sostanze pericolose per l’ambiente e la salute delle persone. Gli unici additivi aggiunti all’impasto di argilla prima della cottura del manufatto sono la pozzolana (3%) e la polvere di carbone (1%).
Vorrei, infine, sottolineare il fatto positivo che qualsiasi cittadino può consultare via internet , attraverso il sito dell’ARPA, i dati analitici relativi agli inquinanti monitorati dalla centralina mobile o può recarsi presso gli uffici dell’ARPA di Ponterio per avere informazioni dirette.
Le segnalazioni di fenomeni anomali (fumi irritanti, cattivi odori…) e una forte coscienza e responsabilità civica ed ecologica restano sempre alla base di tutto il processo di tutela ambientale, senza tuttavia cadere in allarmismi ingiustificati, alimentati solo da chiacchiere prive di valore scientifico. Come è stato giusto segnalare la presenza di fumi irritanti quando nel processo produttivo qualcosa non funzionava in modo corretto, così si dovrà dare atto di interventi migliorativi e correttivi per rendere compatibile la produzione con la salute dei cittadini. Per questo è necessario dialogare in modo trasparente tra tutti i soggetti interessati: produttori e organi di controllo e cittadini.













