Premesso che la TARI dovrebbe essere pagata sulla base della quantità dei rifiuti realmente conferiti e che con tale tassa si devono ricoprire i costi connessi alla raccolta e allo smaltimento e che al momento nel nostro Comune tale criterio non viene applicato per difficoltà oggettive e anche colpevole inerzia, è doveroso da parte dell’Amministrazione non creare disparità di trattamento tra i cittadini come avviene con l’applicazione di una tassa calcolata in modo prevalente sulla base della superficie dell’abitazione (che non produce rifiuti) anziché del numero delle persone (che invece li producono).
La TARI per le utenze domestiche, infatti, prevede una “quota fissa” che è la parte più consistente della tassa, calcolata sui metri quadrati dell’abitazione crescente da 1,4179 76 €/m2 fino ad un massimo di 2,028035 €/m2 in base al numero delle persone (i 6 decimali sono dovuti al rigore matematico o a perversione burocratica?) ed una “quota variabile per persona” , parte minoritaria dell’intero importo, decrescente da € 45,51 fino ad un minimo di € 35,55. Per fare un esempio concreto, una famiglia come la mia di due persone che vive in una casa rimasta grande e anche vuota dopo la partenza dei figli, paga più del doppio (nel mio caso 667 euro) rispetto alla tariffa media di € 295,72, relativa sempre ad una famiglia di due persone, che produce più o meno la stessa quantità di rifiuti. La tassa, così come calcolata si configura, perciò, come una “patrimoniale”. Ma la “ciliegina sulla torta” è rappresentata dal “ridicolo” sconto ( nel mio caso circa 13 euro su un totale di 667 euro, quindi meno del 2%) applicato alle famiglie in possesso di una congrua area verde che, sensibili ai problemi ambientali, non conferiscono la parte organica, che viene riciclata in loco per la produzione del compost. Infatti, mentre l’Amministrazione propagandava e dava in comodato d’uso le compostiere, sbandierando di applicare uno lo sconto del 15% (che già di per sé è inadeguato in quanto la parte organica non conferita rappresenta una notevole percentuale in peso del totale dei rifiuti ), in realtà tale sconto non viene applicato sull’intero importo, ma solo sulla irrilevante “quota variabile” e quindi lo sconto reale si riduce a meno del 2% che non compensa l’impegno del cittadino a ridurre in modo significativo la quantità dei propri rifiuti. Questo è quanto di ingiusto e incoerente succede, in un settore strategico come quello dei rifiuti. Anche se disincentivato dai provvedimenti di un’amministrazione poco attenta alle problematiche ambientali e alle richieste avanzate dai cittadini (ho sempre fatto presente agli assessori all’ambiente delle varie amministrazioni che si sono succedute che chi non conferiva l’organico aveva diritto ad un consistente sconto sulla TARI, ma senza alcun riscontro !) continuerò, comunque, a produrre il compost casalingo, a fare la spesa con la sacca di stoffa, a rifornirmi di acqua potabile da bere presso i distributori installati da Umbra Acque, a privilegiare l’acquisto di prodotti sfusi, a riflettere sulla promozione di interventi a monte della catena produttiva e sulle modalità della raccolta differenziata, che non sono affatto semplici e scontate, ma richiedono studi approfonditi e piani operativi messi a punto anche tenendo conto delle esperienze positive realizzate altrove.
- Paolo Federici
- 8 Agosto 2016









