Una coppia di moldavi, in apparenza insospettabili, transitava tranquillamente in orario pomeridiano sulla E45 nei pressi di Balanzano a bordo di un furgone con targa italiana.
Ma un equipaggio del nucleo radiomobile della Compagnia Carabinieri di Perugia, insospettito, faceva accostare il furgone, procedendo al controllo degli occupanti.
Durante l’ispezione del mezzo i militari rinvenivano, nascosti tra i bagagli e occultate in delle buste di plastica, 505 pacchetti di sigarette di contrabbando, del marchio Marlboro e Winston, prive del sigillo dello Stato Italiano, pari ad un peso di 10 kg e 100 grammi.
L’intero quantitativo sequestrato avrebbe fruttato un giro di affari superiore ai 2.000 euro.
Inoltre durante la perquisizione venivano rinvenuti e sequestrati, poiché di dubbia provenienza, anche 5 mulinelli professionali per canne da pesca del valore superiore a 1000 euro.
L’uomo, un moldavo di 27 anni, incensurato, veniva tratto in arresto per il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri ai sensi della norme previste dal testo unico in materia doganale e tradotto presso il carcere di Capanne; la donna, connazionale di 30 anni, veniva invece deferita a piede libero. I militari procedevano al sequestro anche del furgone.
L’arresto inoltre veniva convalidato dall’Autorità giudiziaria, che disponeva per il cittadino moldavo l’obbligo di dimora.
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I Carabinieri della Stazione di Città di Castello hanno denunciato un ragazzo di 24 anni di Citerna responsabile di furto aggravato.
Il giovane, nei primi giorni di settembre c.a. in Città di Castello aveva rotto un finestrino di una macchina parcheggiata e si era appropriato di un borsello che era stato lasciato sopra al sedile. Nel borsello, oltre ai documenti personali del proprietario vi erano soldi in contanti, bancomat, blocchetti di assegni e carte di credito.
Proprio con quest’ultime il ragazzo aveva effettuato alcuni prelievi a vari bancomat del posto per un importo complessivo di circa € 2.500,00.
Le indagini intraprese subito dopo la denuncia sporta dal proprietario dell’autovettura presso la Stazione Carabinieri di Città di Castello hanno portato ad acquisire concreti elementi di colpevolezza a carico del 24enne, già indagato in precedenza per analoghi reati, il quale, è stato rintracciato, sottoposto a perquisizione sia personale che presso la sua abitazione, e trovato in possesso dell’intera refurtiva.
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L’incidente era falso, ma i quasi 1.500 euro carpiti ad un’anziana malcapitata erano veri e in contanti. Una truffa odiosa che rientra in una casistica classica, che questa volta, per fortuna, ha portato alla denuncia per truffa di un campano di 37 anni.
L’uomo, ha raggirato la signora di 72 anni, con l’espediente del finto incidente causato dal figlio.
Il truffatore, ha fatto precedere la sua visita a domicilio da due telefonate. Nella prima, fingendosi maresciallo dei Carabinieri ha avvertito la vittima che il figlio aveva investito un motociclista procurandogli lesioni alle gambe motivo per il quale era in stato di fermo presso la Stazione Carabinieri e che sarebbe poi stata contattata da un legale per sistemare la situazione.
Nella seconda fingendosi avvocato, in modo convincente e accalorato, dichiarava di essere il legale della controparte e che il proprio assistito era stato investito dal ragazzo riportando fratture, se non voleva che questi presentasse querela nei confronti del figlio doveva pagare la somma di Euro 4.500, detta somma avrebbe anche permesso la non sospensione della patente di guida.
Il truffatore si è poi presentato a casa della vittima, qualificandosi come avvocato facendosi consegnare per la soluzione della vicenda 1.500 euro in contanti.
Alla vittima, che dopo il raggiro ha avuto conferma dal figlio che non si era verificato alcun incidente, non è rimasto che denunciare l’episodio ai veri Carabinieri della Stazione di Valfabbrica, che hanno avviato immediatamente le indagini giungendo con non poche difficoltà alla denuncia del responsabile.
I militari infatti, con un lavoro certosino, sono riusciti ad individuare prima l’autovettura usata per commettere la truffa e successivamente l’autore del reato, soggetto già noto alle forze di polizia.Sono in corso accertamenti per stabilire se il “balordo” sia responsabile di altre episodi simili occorsi nella Provincia di Perugia nei giorni scorsi.
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I militari della Stazione di Campello sul Clitunno hanno tratto in arresto un uomo di cinquantaquattro anni perché trovato in possesso di 20 piante di marijuana alcune delle quali di altezza di oltre 3 mt. e ulteriori 200g. della stessa sostanza già pronta all’uso.
Da diversi giorni i militari operanti avevano osservato che l’uomo era solito recarsi quotidianamente, la mattina presto e al tramonto, in un piccolo casale di campagna appena qualche chilometro al di fuori del centro campellino.
I successivi servizi di osservazione, pedinamento e “appiattamento” consentivano di appurare che tra la vegetazione boschiva, il predetto aveva ricavato delle piccole aree dove aveva installato dei grossi vasi all’interno dei quali erano coltivate le piante di marijuana.
Circondate dalla fitta vegetazione boschiva, le stesse erano infatti ben nascoste tanto da eluderne la presenza anche dall’alto.
Un sistema ben architettato quindi ma allo stesso tempo ottimamente organizzato: nonostante l’area e l’abitazione fosse sprovvista di acqua corrente, le piante erano tutte servite da un impianto d’irrigazione alimentato da diverse cisterne di raccolta d’acqua che ne consentiva la forte crescita.
Verificata l’intera coltivazione, è scattato quindi il blitz nella proprietà privata, proprio appena l’uomo era giunto sul posto.
Trovatosi colto sul fatto, lo stesso decideva spontaneamente di confessare di essere il responsabile e il “coltivatore” delle piante. Nell’immediatezza veniva eseguita anche la perquisizione nel casolare. All’interno venivano rinvenute altre 4 piante appese, in fase di essiccazione e ulteriori 200gr. di sostanza già essiccata e pronta al consumo.
Un brillante risultato sia preventivo che repressivo quindi, se si pensa che le piante erano in piena maturazione e le cui infiorescenze erano al massimo punto di crescita. Basti pensare che tutta la coltivazione sequestrata avrebbe prodotto sicuramente tra i 2 e i 3 kg di sostanza stupefacente per un valore complessivo di oltre 20.000 euro.
Convalidato l’arresto e disposta nei suoi confronti la misura cautelare dell’obbligo di firma alla p.g., sono ora in atto mirate attività investigative al fine di verificare il canale di spaccio nel quale si sarebbe riversata la droga sequestrata.









