Il 4 agosto 2016 il Consiglio Comunale di Deruta ha approvato un’ordinanza che vieta l’accesso ai cani a tutti i parchi pubblici del territorio comunale, indiscriminatamente.
L’ordinanza che nelle intenzioni probabilmente intendeva tutelare l’igiene ed il decoro pubblico, prevedendo indicazioni sulla condotta degli animali al guinzaglio e prescrizioni sulla raccolta delle deiezioni – situazioni sulle quali da tempo la cittadinanza attendeva e aveva sollecitato doverose risposte -, nella pratica si rivela illegittima rispetto al contesto normativo e incomprensibile rispetto al contesto sociale del territorio.

Rispetto alla contesto normativo, è bene sapere che dal 2012 ad oggi sono almeno 8 i TAR (Tribunali Amministrativi Regionali) che anche ripetutamente hanno annullato divieti analoghi e sospeso le ordinanze emesse: Piemonte, Sardegna, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Lombardia, Veneto concordemente si sono espressi evidenziando un “costante, consolidato e non contrastato orientamento giurisprudenziale” (estratto da sentenza n° 5836del 17/05/16 emessa dal TAR Lazio – Sez. II BIS).

E’ evidente che la sola condotta di un cane al guinzaglio in un parco non è di per sé condizione di “rischio di effettivo pericolo che minacci la sanità e l’igiene pubblica”. Può diventarlo invece la poca educazione di alcuni proprietari di cani (non tutti indiscriminatamente) che lasciano che il proprio animale sporchi o arrechi disturbo senza provvedere: comportamenti questi che – sia ben chiaro -, siamo tutti concordi, debbano essere corretti.

Viene da chiedersi come mai gli Amministratori di Deruta non si siano informati, non abbiano approfondito la materia giuridica con la quale si confrontavano, prima di esprimersi e deliberare.

Dal punto di vista sociale, da quello dei cittadini, il divieto indiscriminato dimostra purtroppo sin troppo bene la profonda distanza che separa purtroppo amministratori e cittadini nel nostro territorio. Questo divieto ignora completamente le esigenze dei proprietari degli oltre 3500 cani sul territorio (dati relativi alle iscrizioni all’anagrafe canina del territorio comunale ndr). Non sostiene nemmeno i professionisti (veterinari & c.), gli imprenditori, i commercianti o i lavoratori che sul territorio operano impegnati nella cura e nella vendita di articoli per gli animali d’affezione: attività commerciali, aziende e persone che lavorano – e pagano le tasse quindi – grazie all’indotto che la proprietà di animali genera anche sul nostro territorio.

Infine, questa ordinanza risulta in completa dissonanza con i recenti orientamenti pubblici (regionali, provinciali e delle asl che sono occupate sul tema animali d’affezione) e privati , commerciali e turistici, che sempre di più trovano nel “dog friendly” anche opportunità di business .

Infondata dall’alto, lontana dal basso, possibile davvero che non ci si potesse fare di meglio?! Ma tant’è.

Ai cittadini non resta che chiedere di correggere l’errore e – perché no?! –trasformare questo “scivolone” nell’occasione per ripianificare gli spazi verdi pubblici, razionalizzare in modo condiviso degli spazi in base alle diverse istanze: prevedere il divieto di accesso ai cani ove questo sia effettivamente necessario (ad esempio nelle poche e malmesse aree destinate al gioco dei bambini), ma considerare altresì una doverosa compensazione in aree verdi in cui l’accesso ai cani sia consentito e destinato.

Questo cercheremo di fare nell’incontro pubblico che abbiamo richiesto all’Amministrazione Comunale, presentando una nostra sintetica, ma concreta, proposta che vorremmo diventasse il punto di partenza di una pianificazione più ampia, che vorremmo includesse anche la programmazione sulla manutenzione ordinaria e straordinaria delle aree verdi –spesso inappropriata, costituisce il vero limite alla fruizione di questi spazi da parte dei cittadini – ed anche l’impostazione delle nuove realizzazioni – possibili grazie a recenti disponibilità regionali -: vogliamo massimizzare l’accesso e l’accessibilità per tutti, ripartendo dalla messa in sicurezza degli spazi e delle attrezzature già presenti, molte pericolanti e pericolose, pertanto inutilizzabili.

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