Alcuni mesi fa abbiamo ospitato un contributo che perorava la causa di Mario e Teresa Ferdinandi a firma di Carlo Pirrami, due Servi di Dio per le quali è avviato il processo canonico di beatificazione. A seguito dell’interesse suscitano, ospitiamo un primo profilo dedicato a Teresa Ferdinandi, cui ne seguirà un altro incentrato sulla vita di Mario.
C’era la guerra, la seconda guerra mondiale, ed erano tempi duri, tempi che alcuni di noi ricordano, ma la maggior parte ne ha soltanto sentito parlare. In quei giorni difficili e tristi la storia di Mario e Teresa Ferdinandi è la storia di due giovani nei quali traspare vivissima la presenza di Dio che ha illuminato con la sua gloria la loro breve vita.
Teresa nacque in una fredda giornata di novembre del 1912, Mario pochi anni dopo nel gennaio del 1916. Entrambi vissero i primi anni lontani dal padre che era al fronte e condivisero le ansie e i timori della madre Maria.
Quando la guerra finì la casa Ferdinandi parve divenire un nido di felicità per aver ritrovato tutti i suoi componenti e per la nascita di un’altra bimba, Marina. Invece, nel 1924 il padre Marino per le ferite riportate al fronte si ammalò e morì; poco tempo dopo la famiglia perse anche l’ultima nata.
Mamma Maria rimase sola in mezzo alle pene e alle difficoltà, ma vicino a lei il Signore agì con forza ed ella seppe abbandonarsi completamente in Lui. Fin da quella tenera età Dio entrò nei cuori di Mario e Teresa facendo comprendere come anche nelle tribolazioni e nei sacrifici della vita la sua misteriosa presenza è più viva che mai: soprattutto in quei momenti Egli è Padre, Amore e Provvidenza.
In Teresa si accende subito una grandissima sete di bontà e di pietà; farà della sua vita un’affascinante opera di apostolato che la porterà ad essere sempre vicina ai più giovani, ai coetanei, alla sua mamma e a tutti quanti hanno bisogno di consiglio e di aiuto. Consegue prima il diploma di maestra poi la laurea in lettere a pieni voti presso il Magistero di Roma; proprio nella scuola quale insegnante intelligente e attiva inizia a distinguersi per la semplicità e la serietà, per l’amore con cui educa i suoi alunni. Scrive: “non m’importa molto, infine, se confondono o dimenticano una data o una regola di latino, ma vorrei riuscire a dar loro la gioia dello studio ed il bisogno di sentire sempre tranquilla la coscienza”.
Già negli anni dell’università aveva fatto parte della F.U.C.I., poi, tornata a Todi, nel 1935 è presidente della “Gioventù Femminile di Azione Cattolica”, soci a della Compagnia di S. Vincenzo, assistente delle lavoratrici a domicilio. Lei che fin da piccola aveva conosciuto tante sofferenze, ora, a poco più di vent’anni, si dedica completamente alle giovani offrendo per loro la sua capacità organizzativa, l’intelligenza, la sensibilità. Scuola e apostolato sono la sua vita: la scuola concepita come un apostolato e l’apostolato una scuola per tutti.
Ciò che è bello e subito si coglie in Teresa è l’equilibrio con cui sempre affronta la vita. Aveva dentro di sé alcuni principi fondamentali che le furono guida e punti di riferimento sempre: costante spirito di preghiera, amore per l’Eucarestia da cui quotidianamente traeva ispirazione e forza, una rigorosa morale a cui tenne fede senza cedimenti o concessioni.
Con questi valori ella riuscì sempre a vivere la sua brillante giovinezza con delicata esuberanza, con contagioso entusiasmo. Era nel pieno del suo lavoro quando il 31 gennaio 1940 si sentì male; sembrava una cosa da nulla, poi si rivelò un male incurabile.
Il 22 febbraio alle prime luci del giorno spirò: durante la notte aveva chiesto la sua Madonnina e il Crocefisso, li baciò lungamente… si affievolì la sua voce … parlava di luce … luce … mormorò due vezzeggiativi delicatissimi “mammetta bella” … “Mariuccio mio” … poi sorrise mentre una lacrima solitaria, ultimo frutto della terra, le rigava il volto. Aveva compiuto da tre mesi 27 anni.
Il trasporto della salma dall’ospedale alla Basilica Cattedrale fu un vero trionfo. Pochissime volte Todi vide un’esaltazione simile a quella.









