Immessi nelle acque del lago oltre 150.000 pezzi: l'operazione non veniva compiuta dal 2009
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L’anguilla torna a ripopolare il Trasimeno. Una buona notizia per la più che in salute pesca del territorio, considerato che anguille e capitoni costituiscono le punte di diamante del patrimonio ittico del lago umbro. Sono state compiute questa mattina, dal personale del Centro ittiogenico di Sant’Arcangelo, in collaborazione con alcuni uomini della Cooperativa Pescatori del Trasimeno, le operazioni di semina di circa 40 chilogrammi di anguille allo stadio giovanile, corrispondenti ad oltre 150.000 esemplari.

Si tratta di materiale selvatico di cattura, prelevato presso le foci dei fiumi dell’Italia centro-meridionale, destinato a rimpinguare il contingente del Trasimeno, dove ormai capitoni e anguille si stavano riducendo all’osso. Del resto era dal 2009 che al lago non si provvedeva all’immissione di questa specie. Nonostante essa figuri tra le sei specie autoctone del bacino umbro, dove per secoli è giunta spontaneamente risalendo la corrente del fiume Tevere, dagli anni ’60 in poi, a causa della costruzione di sbarramenti artificiali, non ha avuto più la possibilità di raggiungere il Trasimeno.

Per secoli il prelievo e la commercializzazione dell’anguilla ha rappresentato per i pescatori del Trasimeno una importante fonte di reddito. Fino agli anni ’70-’80 erano presenti quattro tipologie, classificate in base alla pezzatura: dal più corposo capitone alla più minuta ciriola, passando per quelle intermedie (anguilla e maretica o argentina). Per l’anguilla, secondo le informazioni rese dall’ittiologo Mauro Natali, il Trasimeno costituisce un habitat ideale, grazie alle basse profondità e alle sue acque calde e ricche di “bentos” che ne facilitano l’accrescimento.

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