“La sfida dell’agricoltura italiana è la ricerca di un equilibrio che consenta alle aziende, anche quelle piccole, di competere con la concorrenza globale senza compromettere l’ambiente rurale”. E’ l’obiettivo indicato dal deputato 5stelle Filippo Gallinella, unico parlamentare umbro in commissione Agricoltura alla Camera, che propone una analisi dei dati relative alle domande Pac.
“In Italia, dati 2016 – analizza il portavoce penta stellato – hanno fatto domanda 1.018.081 soggetti, per una superficie di 10.493.788 ettari, pari a 10.452.205 titoli. Per circa il 50% si tratta di piccoli agricoltori che hanno potuto chiedere un contributo annuale non superiore a 1250 euro. In Umbria, abbiamo un totale di 21.528 produttori per una superficie di 245.317,92 ettari, pari a 249.592 titoli. I piccoli agricoltori risultano essere 9.525, gli altri che vantano una dimensione medio grande sono 11.342. Rispetto al totale, circa 500 non presentano i criteri dell’agricoltore attivo per una superficie non pagabile di circa 1700 ettari. In Umbria, la maggior parte dei produttori, pari a 12.814, rientrano nella fascia di pagamento fino a 1.250 euro all’anno e questo ci fa capire che più della metà dei produttori umbri non lo è a titolo principale. Altro dato interessante è che i giovani agricoltori sono 672 e per lo più si trovano nella fascia di contribuzione tra i 1.250 e 5.000 euro/anno. Il dato aggregato ci dice che l’azienda media umbra ha una grandezza di 11,39 ettari, la media italiana è pari a 10,31 ettari, per un valore stimato di sussidio di pagamento, vale a dire base più greening più accoppiato, di poco inferiore ai 4000 euro all’anno”.
I dati mostrano dunque un settore costellato da tante e mediamente piccole aziende. “Dall’analisi dei dati – aggiunge Gallinella – emerge anche che in prevalenza chi conduce un azienda agricola lo fa come secondo lavoro o per hobby. Questo, se può considerarsi un valore aggiunto per il mantenimento della biodiversità e per la cura del paesaggio, specialmente da parte di coloro che producono per autoconsumo, è sicuramente uno svantaggio a livello di mercato. E’ necessario trovare un equilibrio tra le dinamiche del mercato, ormai segnate da una concorrenza globale, e la tutela dell’ambiente”.











