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Il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Cesaroni, Raffaele Nevi commenta i dati Istat su popolazione, lavoro e natalità nella nostra regione
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I dati dell’Istat sulla fuga di nostri corregionali che hanno deciso di emigrare fuori dall’Umbria in altre regioni d’Italia o addirittura in paesi esteri e quelli della Cgil sulla crisi del mondo del lavoro sono allarmanti e segnano il fallimento della gestione delle politiche economiche e sociali portate avanti sino ad ora dalla maggioranza in Regione. La Giunta deve prenderne atto”. Lo afferma, commentando le analisi pubblicate dall’Istituto di statistica e dall’organizzazione sindacale, il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Cesaroni, Raffaele Nevi.

Nevi ricorda che “solamente nel 2015, secondo l’Istat, sono stati 8.478 gli umbri che hanno deciso di spostare la residenza in altre regioni italiane, di cui 2.241 hanno deciso di risiedere all’estero. Il saldo tra chi è partito e chi è arrivato è sostanzialmente in negativo, in quanto sono solamente 6.281 le persone che nello stesso periodo hanno chiesto la residenza in Umbria, precisamente 3.870 provenienti da fuori Italia e 2.411 da altre regioni. Sono dati che devono far riflettere soprattutto chi ha responsabilità di governo regionale e che testimoniano che senza politiche serie la nostra Regione è destinata, con il passare del tempo, a perdere sempre più residenti. Ed è preoccupante l’analisi, sempre fornita dall’Istat, di una Regione che vede uno stop fortissimo delle nascite ed una crescita consistente di anziani, che accende un serio campanello di allarme sul passaggio generazionale che ne consegue”.

“La Regione – prosegue Nevi – non può fare finta che tutto sia a posto: servono azioni mirate e sufficientemente adeguate affinché ci sia quel giusto sostegno alle famiglie. Il rapporto Ires della Cgil, che evidenzia la crisi del mondo del lavoro e le difficoltà soprattutto per i ragazzi di accedervi va, di pari passo con i dati Istat. È di fatto una conseguenza. Perché senza prospettive lavorative un giovane è chiamato a compiere scelte di vita che lo portano in altre zone d’Italia o peggio ancora all’estero. In negativo purtroppo l’Umbria, rispetto alle regioni limitrofe e della media nazionale, ottiene il primato del 11,7 per cento della popolazione che tra i 18 e i 59 anni ha lavorato meno del 20 per cento rispetto alle proprie possibilità. A questo va aggiunto un dato critico in merito alle differenze sociali. Infatti nel 2014 il rischio povertà si attestava al 21,9 per cento, mentre nel 2016 questo dato è salito sensibilmente di oltre sei punti, attestandosi al 28,5 per cento. E ciò significa che circa 240 mila umbri sono a rischio povertà. In larga parte è un dato che risente della perdita di occupazione derivante dalla chiusura di realtà industriali. Comunque è un dato molto preoccupante, che un quarto della popolazione regionale viva in una situazione di grande incertezza sul proprio futuro”.

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