Il M5S Marsciano con la crisi delle due aziende marscianesi torna a chiedere l'istituzione del reddito di cittadinanza anche per i 77 lavoratori licenziati
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Il Movimento 5 Stelle di Marsciano chiede sostegno per i 77 dipendenti di Clam e Presystem che hanno perso il lavoro in seguito alla crisi che ha colpito le due aziende e torna a chiedere alla Regione Umbria l’istituzione del reddito di cittadinanza.

Ecco l’intervento del M5S: “A Marsciano un’altra mannaia si abbatte sulle teste dei lavoratori. La Clam e la Presystem (una costola della Clam), dopo aver ricorso agli ammortizzatori sociali per alcuni anni, mercoledì 25 gennaio hanno concluso le procedure di licenziamento per 77 persone.
La Clam ricorrerà alla liquidazione coatta amministrativa per 58 lavoratori, mentre per 19 lavoratori della Presystem scatterà il ricorso al concordato preventivo.
Ricordiamo una notizia che a molti può sembrare ininfluente: era il maggio del 2015 ed alla Clam fece visita il Ministro del lavoro Poletti, in occasione dell’inaugurazione di un impianto che secondo gli addetti ai lavori avrebbe portato una ripresa non indifferente sul mercato ed invece è andata nel verso opposto!

Ora che fare? Sentendo le parole dell’amministrazione comunale marscianese, bisogna stare tranquilli. Oltre alla formalità di rito per la vicinanza manifestata sia ai lavoratori che alle famiglie, c’è la promessa di individuare tutte quelle forme di sostegno che facciano in modo di far ripartire le due aziende sul mercato, individuare ogni strumento utile per sedersi ad un tavolo e risolvere nel migliore dei modi la situazione, trovare gli strumenti utili per il sostegno al reddito, etc…
Già, il reddito. Torniamo su quest’argomento e facciamo mente locale a qualcosa che è accaduto un po’ indietro nel tempo.
A luglio del 2015 venne presentata una mozione a firma Liberati-Carbonari, consiglieri regionali M5S, proprio per chiedere alla giunta regionale di adottare iniziative per l’introduzione del reddito di cittadinanza (regionale) e per lo sviluppo di nuovi strumenti di orientamento, istruzione e formazione professionale.
A settembre dello stesso anno la proposta veniva discussa in un consiglio regionale e, a maggioranza dei consiglieri, ma il testo veniva rispedito in commissione per approfondimenti e migliorie!
Per arrivare così a giugno 2016. In una seduta congiunta le commissioni prima e terza approvavano la proposta di risoluzione sulle misure integrative al sostegno per l’inclusione attiva (SIA). Non era proprio quello che avevano chiesto i consiglieri pentastellati ma, qualcosa sembrava muoversi sul fronte
L’atto impegnava la giunta regionale ad attivare misure di sostegno, che saranno individuate nell’ambito del POR FSE, insieme ad altre misure previste dal governo nazionale.
Il tutto con un  impegno stimato in 12 milioni di Euro con interventi divisi tra il sostegno all’occupazione di disoccupati e inoccupati oltre all’inclusione sociale e la lotta alla povertà!
Ma, in soldoni sonanti … quanto percepirà mensilmente chi avrà la possibilità di accedere a questi fondi? Sarà, dunque, a scatenarsi la solita guerra tra poveri? Ci saranno i soliti corsi di formazione dove poi alla fine trovare lavoro sarà una chimera? Soprattutto, sono già stati stanziati, ci sono materialmente questi fondi?. E se sì, quando tempo si dovrà aspettare, quando saranno disponibili per finire davvero nelle tasche di chi ha perso il lavoro?

In un momento così difficile per l’occupazione – anche giovanile – non sarebbe stato meglio aver subito approvato il disegno di legge del M5S, quello sul reddito di cittadinanza, che assicura un aiuto economico di 780 euro mensili, cifra sotto la quale, secondo l’Istat, si versa in povertà assoluta? Anche in Umbria i lavoratori avrebbero tratto i benefici da questo disegno di legge, perché nella proposta dei consiglieri pentastellati l’aiuto economico ai lavoratori era già stato previsto e la copertura finanziaria trovata. Continuiamo, invece, offrendo il nulla o qualche elemosina o vogliamo provare a cambiare rotta, prima che tutto degeneri?
Il M5S – livello nazionale e regionale oltre che locale – è chiaramente vicino ai lavoratori; ma non basta, servono soluzioni subito e, la prima, è insistere, insistere ed insistere ancora perché si giunga ad approvare quel sostegno al reddito che consenta ai lavoratori disoccupati di condurre una vita dignitosa. Senza un reddito di salvaguardia si rischia di generare una situazione che, molto a breve, non sarà più gestibile e potrebbe diventare esplosiva.
Situazione grave, come quella che interessa oggi le nuove famiglie dei lavoratori della Clam e della Presystem, che vanno ad aumentare il bilancio dell’inoccupazione con le altre aziende che, nei due anni appena passati, hanno chiuso e, Dio non voglia, se altre ancora non siano gà in procinto di esserlo.
A livello nazionale aumentano ogni giorno i casi  di lavoratori – ma anche di piccoli imprenditori – rimasti senza lavoro e senza reddito; persone che, ormai non più sporadici casi, a causa della perdita del lavoro si sono tolte la vita.Dobbiamo fare in modo che si creino i presupposti per aiutare concretamente i disoccupati; non con promesse da marinaio o con un’interrogazione parlamentare che il ministro di turno continuerà ad ignorare perché, al massimo, si potrà avere solo se non utile, sicuramente tardiva risposta”.

 

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