L'editorialistica del Corriere della Sera presenterà sabato 1 aprile il suo libro, "Un viaggio negli anni della Repubblica"
ernesto galli della oggia

Su iniziativa dell’Associazione Ex Allievi del Liceo Jacopone da Todi e dell’Associazione Marte onlus, verrà presentato a Todi il prossimo sabato 1 aprile l’ultimo libro di Ernesto Galli della Loggia dal titolo “credere, tradire, vivere – Un viaggio negli anni della Repubblica” edito da Il Mulino. L’Autore ne parlerà con Manfredo Retti nella Sala Multimedia del Palazzo del Vignola. L’appuntamento è per le ore 17,30.

La difficoltà, l’impossibilità di cambiare, questo il tema di fondo del volume nel quale la storia si mescola ai ricordi, le vicende pubbliche ai sentimenti personali.
In politica come nella vita cambiare idea è inevitabile. “Il cambiamento, con tutti i rischi che comporta, è il motore dell’esistenza, è l’unica costante di tutta la scienza… È il fatto che le persone cerchino di non cambiare che è innaturale, il modo in cui ci aggrappiamo alle cose come erano invece di lasciarle essere ciò che sono, il modo in cui ci aggrappiamo ai vecchi ricordi invece di farcene dei nuovi. Perché allora ci rifugiamo nell’immobilismo delle idee, in una sorta di eden di specchiata moralità, finanche nel gattopardismo?”

In Italia cambiare orientamento politico, in specie passare da destra a sinistra o viceversa, è sempre stato altamente problematico: chi lo fa si attira l’accusa di essere un trasformista o peggio un voltagabbana e un traditore. Galli della Loggia racconta come il cambiamento/tradimento è stato vissuto, interpretato e concettualizzato nella recente storia politica italiana e, ripercorrendo anche la sua stessa esperienza e le molte polemiche che lo hanno coinvolto nei principali passaggi della vicenda ideologica del Paese, posa uno sguardo severo sulla storia intellettuale e culturale italiana, colta nei suoi inconfessati cambiamenti di fronte, le sue quasi sempre tacite abiure, i suoi pregiudizi, le sue bugie.
In conclusione, è possibile «cambiare» senza necessariamente «tradire»? La democrazia non dovrebbe essere il luogo per eccellenza della mobilità delle idee?

condividi su: