Il progetto di Unione dei Comuni umbri avanzato dalla Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) prevede il passaggio dagli attuali 92 a soli 30 municipi. Considerando le peculiarità non soltanto culturali, descritte da Cna come ‘folklore da superare’, ma anche economiche e geologiche, appare una proposta inattuabile e dannosa.
I cittadini umbri hanno preso consapevolezza del ‘tradimento’ della classe dirigente regionale che ha per anni operato con l’obiettivo unico del proprio arrichimento. Riteniamo questo un ignobile tentativo di accentramento del potere politico nelle mani di una classe dirigente che si sente minacciata e tenta di correre ai ripari attuando un vero e proprio ‘feudalesimo partitico’ in Umbria. Il Partito comunista denuncia senza mezzi termini questo tentativo di salvaguardia di un potere malato e autoreferenziale.

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