A Marsciano la chiusura di due importanti realtà produttive, come Clam (società cooperativa che produceva e commercializzava caminetti e stufe a pellet, con un organico di circa ottanta unità) e Presystem srl (una partecipata al 100 per cento dalla Clam, che racchiude circa quaranta unità lavorative), rappresenta l’ultimo colpo al tessuto sociale e produttivo, già duramente provato dalla crisi economica degli ultimi anni.
Per fare chiarezza sulla questione, lo scorso febbraio è stata presentata dalla capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Lavoro, Tiziana Ciprini, un’interrogazione al Ministro del lavoro e delle politiche sociali per conoscere quali iniziative avrebbe intrapreso il Governo per il ricollocamento dei lavoratori.
“Nonostante l’ampio ricorso agli ammortizzatori sociali degli ultimi anni – dice la Ciprini – la Clam e la sua controllata Presystem non sono state capaci di invertire la tendenza ad un costante calo delle commesse e del fatturato”. La risposta del Governo – dice la Ciprini – è stata laconica: “Larga parte dei lavoratori di entrambe le società, ad oggi, beneficiano della Naspi, ma risultano tuttora creditori del TFR, dell’indennità di mancato preavviso e di diversi stipendi arretrati. La priorità è la ricollocazione dei lavoratori licenziati”.
“La Regione Umbria – prosegue la parlamentare pentastellata – espressamente interpellata dal ministero del Lavoro, ha manifestato la disponibilità a supportare il percorso di ricollocazione dei lavoratori della Clam e della Presystem srl attraverso l’intervento dell’Unità Tecnica Regionale per le crisi d’impresa, il ricorso agli strumenti di politica attiva del lavoro e il supporto alla creazione d’impresa. Tuttavia, in assenza di una seria analisi delle condizioni di mercato e di una ristrutturazione aziendale per la ripartenza, abbiamo chiesto la predisposizione di un piano economico finanziario e di quantificazione delle risorse finanziarie necessarie, nonché un cambio di mentalità anche da parte delle Istituzioni. Difficilmente i lavoratori da soli, e senza alcune misure specifiche, potrebbero dar vita ad un’impresa per recuperare l’azienda in crisi poiché l’operazione presterebbe il fianco a manovre meramente speculative, senza alcun ritorno per i dipendenti”.
“Nella crisi che avvolge il nostro territorio – conclude Ciprini – le responsabilità sono dovute anche alla scarsa azione dell’Amministrazione che non ha saputo stimolare, seppur con i pochi strumenti disponibili, una riconversione del tessuto industriale marscianese incentrato sull’edilizia, e che oggi ne paga le conseguenze. La riorganizzazione, difficoltosa ma possibile, è stata rimandata per perseguire un modello speculativo che ha solo impoverito il territorio, permettendo la creazione e il rafforzamento di clientele e corporativismi. La nostra azione sarà diretta a vigilare la situazione e a sollecitare le Istituzioni, ad ogni livello, affinché vengano messe in piedi tutte le iniziative possibili per garantire un ricollocamento dei licenziati”.









