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Un post su FB del professor Marco Grondona riapre il dibattito sull'utilizzo della piazza che "se diventa location è morta"
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“Una nuova barbarie insidia le nostre città: l’etica della location. Imperversa dappertutto, ma colpisce al cuore specialmente la più originale creazione della città italiana, la piazza”: è l’incipit dell’articolo pubblicato oggi da “Il Fatto Quotidiano” a firma di Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte italiano impegnato da anni nella tutela del paesaggio e dell’ambiente urbano. Il titolo è già un programma: “La piazza che diventa location è morta”.

Nell’articolo si cita anche Todi, fatto che ha spinto il professor Marco Grondona, intellettuale tuderte, a rilanciare l’articolo postandolo sul gruppo cittadino “Sei di Todi se…”, riaprendo il dibattito sull’utilizzo di Piazza del Popolo. “L’articolo di Settis – scrive Grondona – cita Todi per censurare un danno su cui sono – come noto – perfettamente d’accordo: la pessima convinzione comune che piazza del Popolo sia “morta” se non la si riempe di bar, piste, campi di calcio, auto d’epoca. Un tema su cui, ahimé, è malinconico ripetere che Rossi e Neri sono tutti uguali. Vi chiedo di riflettere su queste righe proprio mentre da alcuni mesi (prima quindi del fatidico 25 giugno) è di fatto tornato il parcheggio delle auto private sulla stessa piazza, un balzo indietro di almeno quarant’anni nel nostro corredo culturale, un esempio tattile ed avvilente di quanto sia a portata di mano il precipizio nel cosiddetto analfabetismo di ritorno”.

Il post del professor Grondona ha provocato una serie di reazioni, più o meno pertinenti, tra le quali quelle del nuovo primo cittadino che, utilizzando quindi il social network, è intervenuto per illustrare la sua posizione a riguardo. “Concordo con il Professor Grondona e con l’autore dell’articolo, ma solo in parte – ha scritto il Sindaco di Todi. La piazza è storicamente un posto di aggregazione e di vita cittadina, nella quale da sempre si sono svolte le manifestazioni, le feste e le fiere “coeve” al tempo in cui si sono vissute. Quindi lavoreremo per togliere per sempre le macchine, in quanto mai e poi mai dovrà essere considerata un parcheggio”.

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