Avendo necessità di consultare l’archivio storico dell’Istituto Veralli-Cortesi, per fortunata casualità, ho trovato alcuni documenti che ci permettono di conoscere meglio la storia di quell’Ente e datare con certezza alcune opere presenti presso la struttura di Cappuccini.
Il primo è la delibera dell’anno 1920 che ha per oggetto: “Lavori alla cappella del ricovero di Cappuccini”. Con tale atto si affida l’esecuzione delle tempere su muro al maestro Gerardo Dottori per la somma di lire 5.000.
Nel faldone dei documenti archiviati si trovano tre bellissimi bozzetti eseguiti ad acquerello dal maestro Dottori.
Il Consiglio deliberante era composto da Pietro Paparini , Presidente, e dai Consiglieri Bagli Francesco, Casei Fortunato, Bianchini Giuseppe, Angeli- Ortenzi Antonio e Caporali Angelo. Con tale atto viene finalmente attribuita la data certa dell’esecuzione del dipinto e si accerta che il committente non fu Angelo Cortesi, ma il primo Consiglio di Amministrazione dell’Ente, diversamente da quanto ufficialmente affermato di recente.
Altro documento ritrovato (1929) è la delibera ” Apposizione al nuovo ingresso dell’Istituto dei busti in marmo dei fondatori”.
Con tale atto si dà incarico allo scultore Professor Carlo Castellani di Narni di eseguire le lapidi per un importo di lire 23.500. Con tale atto si può stabilire anche la data esatta dell’ esecuzione dell’opera e meglio evidenziare l’identità dell’autore.
Con delibera avente per oggetto “Vendita carta da macero” del 1920 abbiamo la notizia certa di quale destino subì il vastissimo archivio della famiglia Cortesi, non soltanto di Angelo, giacente nella cappella di Cappuccini. Tale archivio fu ceduto per essere utilizzato come carta da macero a tal Sante Latini. Tale archivio nella delibera è così descritto: “Notevole stoc di carta ereditata dal Cortesi, carta scritta, residuo della vecchia amministrazione e dell’ufficio del defunto benefattore”. Il Consiglio affidò al Cavalier Pensi Giulio: “il relativo spoglio e spedizione al macero a nome dell’amministrazione”.
Il Pretore di Todi, nel redigere l’inventario dei beni dopo la morte di Cortesi, di quell’immenso archivio aveva inventariato più di trentamila lettere, una grande quantità di contabilità aziendale, cabrei e mappe delle proprietà Cortesi, atti notarili e legali.













