“Prima donazione, un’immensa sensazione di felicità e soddisfazione. Qualunque sia il motivo non ha importanza. Non so dove finiranno quelle gocce di vita che sto donando, né chi le riceverà saprà chi sono o potrà ringraziarmi. Ma dopo questo gesto sento un forte e indissolubile legame d’amicizia con l’umanità”. Silvia
Questo è il commento di una dei tanti ragazzi e ragazze (in questo caso Silvia) che hanno effettuato la prima donazione. Nonostante il sentito dire comune, “i giovani non si avvicinano più alla donazione come una volta”, i numeri dimostrano che non è vero. La nostra attività ormai ventennale nella scuola fa si che ci sono molti giovani (diciamo 50/60% dei nuovi iscritti annuali) che appena compiuto 18 anni iniziano a donare e si associano ad Avis. Sempre i numeri ci dicono però che a differenza del passato, troppo pochi continuano dopo la prima o seconda donazione. E questo è un problema che è necessario superare perché è una delle cause della crisi donazionale degli ultimi mesi se non anni, e che mette giornalmente a rischio l’assistenza ai malati. L’emozionalità dovute a casi conosciuti non risolvono assolutamente il problema.
Donare solo perché si conosce una persona che nel momento ha bisogno di trasfusioni, o su appelli dei Media per emergenze locali, non è assolutamente sufficiente. Conosco personalmente un caso di leucemia che da ormai molti mesi (12/18) è in terapia che significa anche trasfusioni, con una media di 2/3 la settimana. Possono bastare le donazioni di qualche amico/conoscente, ammesso che il loro sangue sia compatibile, per dare la possibilità a questo malato di curarsi?
C’è necessità assoluta di continuità e periodicità nella donazione, come continua e quotidiana è la necessità di trasfusione; il grafico dimostra (2016/2017) che c’è troppa differenza fra un mese e l’altro con picchi sia positivi ma anche negativi che mettono in difficoltà l’assistenza, perche questo fa il donatore, assistenza sanitaria che fa la differenza fra la vita e la morte.
C’è bisogno sì di nuovi donatori, ma di più continuità di chi già lo è; vero anche che, come molti dicono, “sono andato ma non mi hanno fatto donare” ma è semplicemente prevenzione per la sicurezza del malato e anche, non dimenticatelo, del donatore stesso, quindi dobbiamo avere pazienza e tornare a donare appena possibile!











