Il tema dell’imposta di soggiorno è molto caldo in questi giorni. Le posizioni politiche preconcette e le tifoserie si scatenano, lasciando poco spazio alla riflessione seria.
Queste note vogliono, modestamente, contribuire a un’analisi puramente tecnica della questione, al solo scopo di dare a tutti l’opportunità di conoscere e capire, per poi valutare con maggiore consapevolezza.
1) CHI PAGHERÀ QUESTA NUOVA IMPOSTA?
-Teoricamente la pagheranno i turisti, che vedranno quindi aumentare il costo del soggiorno (e quindi diminuire l’attrattività di Todi). Questo elemento non è secondario, perché l’imposta è applicata solo da una ridotta percentuale di località turistiche (nel 2016 solo 735 Comuni italiani).
In particolare per la nostra area, il turista più attento al budget ha la possibilità di scegliere di soggiornare in un Comune che non applichi la tassa (Montecastello Vibio, e Massa Martana, tanto per citarne alcuni).
-In pratica la pagheranno gli Operatori (finché ce la faranno), perché non potranno girare il balzello sui turisti.
Questo avverrà sicuramente per il 2018, dato che le tariffe sono ormai pubblicate, e i contratti con Agenzie e Tour Operator sono ormai firmati e non possono essere cambiati. Probabilmente però avverrà anche negli anni successivi, perché con la crisi generale e con i danni indiretti del terremoto (che nel nostro comprensorio ha visto calare catastroficamente gli arrivi turistici), alzare i prezzi è un rischio che pochi vorranno correre.
-Ma poi, in pratica, quali Operatori pagheranno?
Soltanto quelli delle attività ricettive. E questa è una grande incongruenza e ingiustizia fiscale: il turismo non dà beneficio solo alle attività ricettive, ma a una grande platea di esercizi pubblici (bar, ristoranti, pizzerie, tavole calde, enoteche, etc.).
Ma c’è di più: a meno che il Comune non metta in piedi un’organizzazione che finora non è riuscita ad alcun Comune italiano, la pagheranno solo gli Operatori organizzati in modo professionale (quelli che già oggi pagano tutto e sempre) mentre i borderline (dagli improvvisati/occasionali agli abusivi incalliti) non si cureranno di questo prelievo. E soprattutto va considerato che l’offerta è tutta online, quindi i turisti saranno confusi nel vedere che alcune strutture applicano la tassa e altre no. E paradossalmente i flussi turistici verranno incentivati proprio verso gli abusivi!
2) L’IMPOSTA PRODURRÀ BENEFICI?
Certamente, perché gettito comunale aumenterà, e ci saranno a disposizione più risorse da destinare al settore turismo.
Ma qui si apre un bel problema: la legge nazionale dice chiaramente che “il gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo, manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali e dei relativi servizi pubblici locali”.
Però una cosa è il dettato di una legge e altra la sua concreta applicazione.
Uno studio della JFC-Osservatorio nazionale tassa di soggiorno rivela infatti che il 16,4% degli introiti è andato a eventi e manifestazioni, il 13,3% a restauri e manutenzioni di musei e monumenti, l’8,2% a strade e viabilità, il 5,2% al sostegno degli uffici IAT. Siamo quindi a un modesto 43,1% destinato ad azioni con diretta attinenza col turismo. E il restante 56,9% è andato ad azioni che di regola andrebbero finanziate con la fiscalità ordinaria.
In pratica con l’imposta di soggiorno, pagata solo dagli operatori turistici, si coprono costi che dovrebbero essere sostenuti da tutti.
Quindi, per assicurare il rispetto della legge (cosa che indurrebbe gli operatori turistici ad accettare meno malvolentieri la nuova imposta) sarebbe opportuno garantire che, indipendentemente dai cambi di Amministrazione o delle necessità contingenti di bilancio, tutto il ricavato dell’imposta venga destinato agli scopi di supporto al turismo per i quali è nata.
Come fare?
Prima di tutto questo obbligo di destinazione andrebbe riportato nello Statuto comunale, in modo che diventi un vincolo diretto per i nostri amministratori.
Poi bisognerebbe garantire delle forme di concertazione e di controllo, per garantire che all’interno degli scopi anzidetti, le risorse vengano allocate e poi rendicontate con trasparenza ed equità.
3) QUALE SARÀ L’AMMONTARE DELL’IMPOSTA?
Anche questo tema è molto importante, perché la scelta di un criterio piuttosto che un altro può incidere pesantemente sia sulle tasche degli operatori che sulle scelte dei turisti.
Un esempio: una tassa di 2 € al giorno, uguale per tutti, può avere l’effetto di scoraggiare soggiorni lunghi, penalizzando le strutture extra alberghiere (in cui la permanenza degli ospiti è di solito prolungata). Una tassa basata sulle stelle degli alberghi penalizzerebbe proprio quegli imprenditori che investendo sulla qualità hanno fatto crescere l’immagine turistica di Todi.









