Dieci adolescenti di Perugia e Todi hanno deciso di accettare la sfida di crescer e diventare cittadini del mondo. Grazie ad un programma di Intercultura, sono partiti quest’estate per la Nuova Zelanda, gli USA, la Cina, l’Irlanda, il Paraguay, il Brasile e la Francia. I motivi? Costruire un pacchetto di conoscenze e competenze da spendere in un mercato del lavoro sempre più globalizzato, innalzare le proprie soft skill di tipo relazionale, comunicativo e organizzativo. Sono queste le esigenze sempre più pressanti degli studenti di oggi, a cui Intercultura offre una risposta concreta, attraverso i suoi programmi scolastici all’estero in 65 Paesi di tutto il mondo.
L’Associazione Intercultura è una Onlus (senza scopo di lucro) presente in Italia in 155 città, promuove e finanzia programmi scolastici internazionali e ogni anno più di 2.200 studenti delle scuole superiori italiane trascorrono un periodo di studio all’estero (circa 3/4 dei quali usufruendo una borsa di studio parziale o totale) e quasi 1000 ragazzi da tutto il mondo vengono accolti nel nostro Paese. Intercultura è affiliata all’AFS Intercultural Programs e all’EFIL. Ha statuto consultivo all’UNESCO e al Consiglio d’Europa e collabora ad alcuni progetti dell’Unione Europea.
È una grande opportunità per i ragazzi d’oggi. È un progetto che ti cambia la vita. Ti fa crescere, ti fa arricchire culturalmente, ti fa cambiare le prospettive e il modo di pensare.
C’è tempo per tutti gli studenti di Perugia e Todi, di età compresa tra i 15 e i 17 anni, di vivere il loro stesso sogno, iscrivendosi entro il 10 novembre sul sito www.intercultura.it, in palo 2.100 posti e oltre un migliaio di borse di studio. I volontari del Centro locale di Perugia sono a disposizione per rispondere a tutte le domande, in particolare è possibile contattare la Responsabile dei soggiorni di studio all’estero del Centro locale di Intercultura di Perugia, Giulia Fisauli, al numero 335 6582090, o la Presidente del Centro locale di Perugia, Loretta Cassiani, al numero 342 0857957.
Il percorso di formazione, offerto dai volontari dell’Associazione Intercultura, segue passo passo i ragazzi e consente loro di vivere una straordinaria esperienza di crescita i cui benefici umani e professionali durano per tutta la vita, come possono testimoniare le storie di tre studentesse di Todi partite con Intercultura.
Lorenza, studentessa del
Liceo “Jacopone Da Todi”, partecipante ad un programma scolastico annuale negli Stati Uniti: “La bellezza selvaggia di un paese così vasto, la diversità che la compone e la libertà di perseguire i propri sogni: questo è quello che mi ha colpito di più degli Stati Uniti d’America. Sono partita quindicenne, timida e insicura con il solo desiderio di viaggiare, scoprire e conoscere ma, allo stesso tempo, con la paura di lasciare gli affetti della mia famiglia e dei miei amici. Dopo 10 mesi sono tornata determinata e felice; felice perché ho conosciuto persone, luoghi, sapori che ora sono parte integrante della mia vita, felice perché gli Stati Uniti sono diventati la mia seconda casa.”
Valentina, studentessa del Liceo “Jacopone Da Todi”, partecipante ad un programma scolastico annuale in Argentina: “Mi sono sentita a casa in Argentina sin dal primo momento, quando mi sono ritrovata in un gruppo di persone fantastiche; tutti insieme, tutti diversi ma condividendo un sogno comune: guardare lontano e dare una svolta alla nostra vita.”
Caterina, studentessa del Liceo “Jacopone Da Todi”, partecipante ad un programma scolastico annuale in Danimarca: “È periodo natalizio, entro in un negozio per compare un regalo a mia madre ospitante, chiedo un consiglio utilizzando quel poco di danese che conoscevo, la commessa mi guarda, sorride e mi risponde, in quel momento capii che la Danimarca per me era diventata casa. A volte, guardandomi indietro non posso ancora credere a quello che sono riuscita a fare, ero partita con l’obbiettivo di confrontarmi e conoscere altre culture ma Intercultura per me ha significato non solo avventura ma prima di tutto scoperta di me stessa”.
Aprirsi al mondo però può significare anche accogliere nella propria famiglia studenti provenienti dai 4 angoli del mondo, come ha fatto la famiglia di Loretta, mamma di Lorenza e 4 volte “mamma ospitante” con Intercultura: “Quando si pronuncia la parola globalizzazione spesso si pensa che sia solo utopia. Ma quando vedo i miei figli uniti da un vincolo di amore, rispetto, fratellanza e condivisione penso che tutto ciò forse è possibile e realizzabile. Abbiamo ospitato quattro splendide ragazze dagli Stati Uniti, dall’Honduras, dalla Germania e dalla Thailandia,che ci hanno arricchito spiritualmente, facendoci conoscere parte delle loro culture a noi sconosciute, dandoci la possibilità di entrare nelle loro vite e noi nella nostra facendoci crescere come persone e come famiglia.” Alla sua “figlia” thailandese, Peem, accolto per un programma annuale di scambio a Perugia, abbiamo chiesto di raccontare la sua esperienza italiana: “Non avrei mai pensato di chiamare l’Italia “casa” perchè c’erano tante barriere, come la lingua, le differenze culturali, nuova società e nuovo ambiente, che pensavo fossero le cose più difficili da superare. Ho imparato che capire la differenza e mettersi nei panni di qualcuno sono le cose più semplici ma anche più importanti che credo che se ognuno riuscisse a farle, il mondo sarebbe un posto migliore. Mi sono resa conto che posso sempre contare sulla mia famiglia italiana, che all’inizio era per me estranea ma poi, giorno dopo giorno, mi ha fatto sentire come se facessi parte della famiglia e della comunità”.









