Una cosa è certa. Il prossimo anno (ammesso che l’evento venga riproposto) difficilmente nell’atto della Giunta comunale – a giustificazione della concessione del patrocinio, del suolo pubblico della piazza e di un contributo economico – potrà essere inserita tra le motivazioni, come avvenuto stavolta, “il notevole successo di pubblico” dell’edizione precedente.
Le riprese della web cam posizionata sulla piazza sono state impietose, rimandando le immagini di una platea praticamente vuota e di una piazza semideserta, facendo sorgere quasi il dubbio che lo spettacolo fosse stato rimandato o che dovesse ancora iniziare.
Non c’è probabilmente da gioirne ma gli organizzatori – la AM Management di Roma, quindi una società privata e non un’associazione cittadina – e la stessa Amministrazione comunale, che ha sposato l’iniziativa (salvo poi dissociarsene nell’ultimo Consiglio comunale), una riflessione, forse, la dovrebbero fare.
Il concorso di bellezza, piaccia o non piaccia il genere, ci può stare: Todi non sarà né la prima nè l’ultima città ad ospitare manifestazioni di questo tipo, di cui lo stivale italico si riempie durante l’estate. Ci può stare pure, visti i tempi, anche che si provi a far passare una simile iniziativa come proposta culturale e turistica o addirittura di promozione della città.
Ci potrebbe stare, alla fine, pure un regolamento per la partecipazione delle concorrenti un po’ stralunato. Ma quello che non ci può stare – e che è facile ritenere essere la causa del flop di sabato 28 luglio – è che nello stesso regolamento si chieda alle ragazze di “essere di condotta incensurabile e comunque non essere mai state implicate in fatti o vicende di pubblica rilevanza offensivi della morale comune” e poi chiamare come principali ospiti e testimonial personaggi quali Lele Mora e Fabrizio Corona che – come scritto in un post promozionale – non avranno “certo bisogno di presentazioni” ma di sicuro non possono vantare una condotta altrettanto cristallina, viste le condanne a svariati anni di carcere per diversi reati (estorsione, ricatto, spaccio, evasione fiscale, bancarotta, favoreggiamento della prostituzione, interdizione dai pubblici uffici).
La giustificazione addotta da alcuni sostenitori, dopo il rumore che tali ospitate avevano fatto anche su giornali nazionali, che “alla fine era tutta promozione gratuita per la città” ha avuto sabato sera, nell’indifferenza dei secolari palazzi medievali della piazza (che nella loro storia ne avranno viste di peggio e altre probabilmente ne vedranno), la migliore risposta.









