Condividi su facebook
Condividi su twitter
L’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione onlus rappresentativa delle vittime dell’amianto, diffonde dati epidemiologici preoccupanti
amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione onlus rappresentativa delle vittime dell’amianto, diffonde i dati epidemiologici relativi ai casi di mesotelioma in Umbria che fanno segnare un aumento esponenziale negli ultimi anni.
L’ONA evidenzia il moltiplicarsi del numero di nuovi casi di mesotelioma in Umbria: un aumento esponenziale causato dai ritardi nella bonifica e messa in sicurezza dei siti, prima di tutto quelli lavorativi, dalle Ferrovie dello Stato, poi presso altri siti industriali.
I 25 casi di mesotelioma del 2013 fanno il paio con i 3 casi del 2005 per testimoniare un aumento di 8 volte del numero dei nuovi casi di mesotelioma.

I dati dell’ONA per il 2017
30 casi di mesotelioma
50 casi di cancro al polmone da amianto
30 casi di asbestosi
100 casi di cancro alle ovaie, alla laringe e agli altri organi colpiti dall’amianto
Totale: 210 casi di patologie asbesto correlate nel 2017

Stime di mortalità per patologie asbesto correlate in Umbria nel 2017: pari a circa 120 decessi per casi di patologie asbesto correlate.
Questa condizione di rischio ha indotto l’ONA a dare corso all’istituzione di una unità di crisi affidata al coordinamento di Antonio Dal Cin, finanziere in congedo perché malato di asbestosi e per il momento risparmiato alla morte in seguito alle terapie anticancro del Prof. Luciano Mutti, che è riuscito a bloccare in uno stato precanceroso le lesioni del militare, che quindi di dedica anima e corpo al salvataggio di altre vite umane.

Condizione di rischio amianto in Umbria: la presenza di amianto nella carreggiata E45.
Anche in Umbria dove pochi giorni fa si è sfiorata una tragedia, una parte della carreggiata della E45 ha infatti ceduto, sprofondando nel tratto aretino tra le due uscite di Pieve Santo Stefano in corsia nord, all’interno della piazzola di sosta posta al chilometro 152.

L’accaduto allarma la popolazione locale soprattutto perché il materiale franato una volta analizzato è risultato essere una miscela, classificabile come rifiuto pericoloso, nella quale è presente anche l’amianto in una concentrazione superiore di ben tre volte rispetto ai limiti di legge.
Il fatto che nel terreno siano state trovate tracce di amianto, conferma che il problema è riuscito ad arrivare anche alle falde acquifere favorendo forse la contaminazione anche dell’Umbria.

La preoccupazione è tanta, l’amianto è un cancerogeno particolarmente nocivo e pericoloso visto che favorisce l’insorgenza di patologie asbesto correlate, quali: asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici, cancro ai polmoni e mesotelioma.
Per questo dovrà essere effettuata un’altra perizia. Prosegue dunque l’inchiesta e l’ONA si appella nuovamente alle autorità competenti per chiedere maggiore controllo, attenzione e soprattutto la bonifica immediata dei siti contaminati.

condividi su:

Condividi su facebook
Condividi su twitter