Dalla direzione regionale del partito si chiede rinnovamento; preoccupa l'imminenza del voto del 26 maggio
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Tira aria pesante all’interno del Pd dell’Umbria. Dopo l’esplosione dell’inchiesta giudiziaria, il partito ha riunito lunedì a porte chiuse la direzione regionale per cercare di fare il punto della situazione politica e definire una reazione.
La parola d’ordine più ricorrente sembra sia stata “discontinuità”. Tutti sono consapevoli che si tratta di un colpo fortissimo alla credibilità del Partito Democratico e che il quadro potrebbe addirittura essere destinato a peggiorare con lo sviluppo dell’inchiesta e la pubblicazione delle carte che vedono coinvolte nelle intercettazioni personalità di primo piano, tra cui la stessa Presidente della Regione.

L’ex segretario Bocci ha restituito la tessera del Pd ma è evidente a tutti che non può bastare il suo gesto. Tra le più dure Anna Ascani, che ha rivendicato di aver chiesto il rinnovamento in tempi non sospetti e di essere stata per questo duramente attaccata. Ascani alla quale non è piaciuta neppure la nomina di Verini come commissario e che invita tutti ad essere pronti a passare il testimone.

Nel frattempo è altissima la preoccupazione in vista del voto del 26 maggio, con i primi sondaggi che danno il Pd in flessione dello 0,6% su base nazionale proprio a seguito delle vicende umbre. Verini, dal primo giorno in stretto contatto con Zingaretti, sarebbe stato oggi a Roma per capire meglio l’aria, visto che le dichiarazioni odierne del segretario e dell’ex ministro Calenda sono interpretate dai più come un pressing sulla Marini affinchè si faccia da parte.

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