Sabato la messa a dimora delle prime barbatelle: in programma l’impianto di 120 ettari di vigneti nei prossimi quattro anni, in tre fasce comprese tra i 500 e i 1400 metri
viva viticoltura valnerina andrea sisti

La Valnerina, nota per la sua integrità naturalistica, per i luoghi mistici e religiosi, per la lavorazione delle carni, di tartufi, l’allevamento di ovini, la produzione di formaggio e per aver reso tutto ciò un’attrattiva turistica, si riscopre terra di vigneti. Il progetto è stato illustrato sabato a Castelvecchio di Preci, in occasione della messa a dimora della prima barbatella.

“Lavorando e percorrendo questo territorio per 20 anni – spiega l’agronomo Andrea Sisti – ci siamo resi conto della presenza di numerosi residui di piantate con viti maritate che ci hanno indotto a studiarne la storia attraverso gli statuti comunali, nei quali risulta che in questi territori erano presenti vitigni di Pecorino, Trebbiano spoletino, Aleatico e altri; abbiamo trovato tracce di vigneti fino a 1.000 metri di altitudine. Dalle carte alla realtà odierna il passo è stato breve, abbiamo scritto un progetto dettagliato che guarda lontano, coinvolto istituzioni ed imprenditori locali ed ora abbiamo messo a dimora della prima barbatella”.

Jonathan Baldoni e Giovanni Fiorelli hanno piantato le prime barbatelle di Pecorino del loro vigneto: “Siamo giovani e in questo non vediamo solo un atto agricolo – raccontano – questa piccola vite, è per noi come la prima pietra di una casa, ci fa guardare al nostro futuro in questa terra”.
Il progetto “VI.VA. – Viticultura in Valnerina”, prevede l’impianto di 120 ettari di vigneti nei prossimi quattro anni, in tre fasce comprese tra i 500 e i 1400 metri; il Pecorino sarà il vitigno prevalente.

“Vigneti che avranno anche un valore paesaggistico, rappresentando una filiera vera e propria che non va solo dall’uva al vino. Tutto il territorio sarà coinvolto – spiega Andrea Sisti – dalle unità occupazionali, a quelle produttive utili alla realizzazione del progetto. Nasceranno tre ‘Cantine di comunità’, su cui costruire una vera cultura del vino estremo: a Preci entro il 2022, poi a Norcia e Cerreto di Spoleto, a sancire la condivisione con tutto il territorio, elemento fondamentale per lo start-up del progetto”.

Una Fondazione di partecipazione, denominata “I Custodi della Valnerina”, riunirà imprenditori agricoli e non, enti pubblici e di ricerca, gestirà le cantine, coordinando gli imprenditori che impianteranno nuovi vigneti o ne restaureranno di esistenti, conservandone la biodiversità.
Una Fondazione aperta ai visitatori, agli amanti della Valnerina, che troveranno così il modo di contribuire alla crescita del progetto, avendo poi la possibilità di coglierne i frutti. Un progetto quindi di finanziamento diretto mirato alla conservazione dei valori, allo sviluppo sostenibile.
Alberto Palliotti, del Dipartimento di Scienze Agrarie di Perugia, è il primo a sottolineare come le origini della viticoltura in Valnerina siano fortemente legate al Pecorino, vitigno a bacca bianca, auspicandone l’inserimento nell’elenco dei vitigni autoctoni umbri.
Soddisfazione e piena condivisione del progetto, viene espressa da Carlo Bifulco, direttore del Parco nazionale dei monti Sibillini: “Il vero valore di un parco, va oltre la tutela e la salvaguardia e si fonda sulla valorizzazione ed il rispetto di una risorsa turistica, forte del suo ruolo di punto di aggregazione nel rispetto della Carta Europea del Turismo Sostenibile. Implementate in tutto ciò un’attività agricola che ha tra le sue finalità ancorare la popolazione al territorio, stabilizzandola, non può che essere accolta con grande favore”.

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