I turisti hanno iniziato a costruire viaggi su misura per andare a vedere di persona i luoghi in cui, in compagnia dei loro alias digitali, hanno trascorso ore e ore di missioni
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Difficile immaginare una forma di turismo capace di coniugare videogame e itinerari storici, città d’arte e i luoghi più iconici della cultura italiana. 

E invece da qualche tempo il turismo videoludico è diventato una nuova moda. Al pari di quello cinematografico. Di quest’ultimo abbiamo esempi interessanti in Umbria con location d’eccezione che hanno funzionato da volano per la promozione territoriale in chiave turistica. La Gubbio di Don Matteo, certo, ma anche in tempi più recenti il borgo storico di Bevagna dove sono state girate alcune scene della serie TV “Il Nome della rosa”. Possiamo guardare al game tourism come a un nuovo trend di viaggio dietro al quale incontriamo le suggestioni nate da quello scrigno delle meraviglie che è l’industria videoludica. 

Da quando nel 2009 è uscito Assassin’s Creed II ambientato tra Firenze, Monteriggioni, Montepulciano e Venezia i turisti hanno iniziato a costruire viaggi su misura per andare a vedere di persona i luoghi in cui, in compagnia dei loro alias digitali, hanno trascorso ore e ore di missioni. Se ne sono naturalmente accorti anche tour operator e guide turistiche che hanno costruito itinerari su misura per ripercorre nello spazio fisico le ricostruzioni digitali che tanto avevano suggestionato i gamer. 

A dimostrazione di quanto il game tourism si stia affermando nel panorama turistico internazionale basta andare a dare un’occhiata al portale online Italy for Movies. Un supporto digitale corredato di un’utile mappa interattiva che ci fa scoprire le location italiane di tanti celebri film e a cui di recente è stata aggiunta una nuova sezione. Quella dedicata ai videogame per l’appunto. Facendo una ricerca per regione scopriamo ad esempio che in Umbria l’antica città di Assisi è stata utilizzata come location di Gran Turismo Sport. Videogame uscito nel 2017 e che nel giro di un anno ha superato i cinque milioni di giocatori. Altrettanto avvincente è l’ambientazione umbra di Mi Rasna. Videogame in stile Age of Emprire o Civilization, ma questa volta in chiave etrusca. Il giocatore infatti impersona un lucumone e scopo del gioco è gestire il territorio e le città della federazione etrusca tra cui in Umbria troviamo Perugia, Orvieto e Todi.

Al pari del cineturismo, quello videoludico può diventare dunque un volano importante per le economie locali dove questi giochi sono stati ambientati. Ma i vantaggi non si fermano qui. Un videogame se realizzato dal basso, nel luogo stesso che diventerà ambientazione del gioco, può realizzare il perfetto connubio tra viaggio digitale ed esperienza reale. A volte seguendo atmosfere noir come nel suggestivo titolo Udine le ali spezzate prodotto da Play Safe Games. Foto reali della città e un’avventura a risposta multipla per incontrare una misteriosa ed enigmatica donna. Altre volte offrendo itinerari inconsueti su città storiche come Volterra nel gioco The Town of Light, sviluppato da LKA. A fare da sfondo a questa toccante avventura grafica non i vicoli medievali, ma il vecchio manicomio al di fuori delle mura.

Il videogioco si trasforma dunque, in una certa misura, in uno strumento potente a vantaggio del marketing turistico e della promozione territoriale, per far scoprire luoghi anche al di fuori dei consueti percorsi turistici. 

Se ha senso, come abbiamo visto, parlare di game tourism ha altrettanto senso parlare di game in tourism là dove l’esperienza videoludica diventa un’efficace forma di intrattenimento. Al pari dei film e delle serie TV. Cosa oggi possibile grazie alla vasta disponibilità di connessioni wi-fi che consentono di giocare dal proprio laptop o smartphone in totale libertà. E del resto molti successi di oggi sono nati proprio online. A partire da World of Warcraft uno dei più celebrati multiplayer degli ultimi decenni. Se non ne avete mai sentito parlare, nessun problema; potete dare un’occhiata all’apposita pagina in cui si spiega come giocare a World of Warcraft con dettagli sui personaggi, le missioni e la mappa di questo mondo fantasy.  Game in tourism dicevamo, una tendenza che trova oggi ampia diffusione non solo nelle apps dedicate, ce ne sono a milioni sui vai marketplace digitali, ma anche in quelle piattaforme ludiche specializzate nella diffusione di questo tipo di contenuti. A chi è in viaggio bastano pochi passaggi per accedere alla sezione guide del casinò online di Unibet, uno dei maggiori operatori italiani specializzati in questo settore e da qui, dopo aver raccolto informazioni, suggerimenti e consigli sui tavoli della roulette o su quelli del blackjack, potete iniziare a divertirvi con i tanti game disponibili. Si tratta di giochi facili, intuitivi e veloci, perfetti per il game in tourism. Perché anche la dimensione ludica è parte del viaggio. Come sanno bene tutti coloro che si occupano di turismo e gamification.

Abbiamo accennato al caso di Mi Rasna, realizzato dalla casa di sviluppo EGA che ha di recente lanciato un nuovo titolo dedicato all’esplorazione del territorio italiano. In questo caso l’ambientazione storica al tempo delle Repubbliche Marinare consente al gamer di immergersi in un itinerario esplorativo tanto coinvolgente quanto ricco di informazioni e dettagli storici. Il gameplay di  Mercantia è tutt’altro che complesso e per certi versi ricorda un atlante storico, ma con il vantaggio di essere molto più divertente. 

Game tourism e game in tourism rappresentano così facce diverse di un’unica medaglia. Al centro troviamo la necessità di veicolare contenuti ludici o culturali che siano, secondo modalità nuove, più coinvolgenti e appassionanti per gli utenti. L’ottava arte, quella del videogame, si sta affermando, così come il cinema un tempo, come un nuovo modello culturale.

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