Ieri sera poco dopo le 23 mi sono recata al pronto soccorso dell’Ospedale della Media Valle del Tevere con mio figlio (6 anni) che presentava sulla parte superiore del corpo eruzione cutanea a tratti pruriginosa, che aumentava e si espandeva in brevissimi tempi al viso e agli arti superiori ed inferiori. Non avendo mai avuto simili reazioni e non credendo si trattasse di malattia infettiva bensì di una reazione allergica, ho suonato il campanello per accedere al pronto soccorso.
Un infermiere mi invita ad entrare e mentre stavo esponendo il problema, sopraggiunge un medico, al quale inizio a spiegare la situazione del piccolo. Il medico in questione mi blocca dicendo “signora e io che le devo fare, è in età pediatrica, qui non c’è un pediatra di turno la notte, vada a Perugia”.
 Stupita dalle parole del medico provo a replicare poiché non è fattibile una cosa del genere, ma non potevo perdere tempo in chiacchiere, così prendo mio figlio e me ne vado.
Neanche un’accettazione e un triage con i valori per avere un’idea di cosa potesse essere, con successiva richiesta di consulenza in un reparto di pediatria. Neanche uno sguardo al corpo di mio figlio. E se da una reazione allergica a non so cosa, fosse sopraggiunto uno shock anafilattico?! 
A mio figlio non è stato fatto niente di niente, anzi siamo stati messi alla porta e liquidati in un minuto!
Confido nella competenza, nella diligenza e nel buon senso della direzione, già prontamente avvertita dell’accaduto.

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