Si conferma purtroppo il trend in aumento (+0,5%) rispetto ai dati del 2018, con un +3% per gli infortuni mortali sul posto di lavoro; 5 le vittime in Umbria
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“Sono passati cinque mesi dall’inizio dell’anno e, purtroppo, i numeri sembrano confermare un’emergenza che non conosce tregua: con 391 vittime sul lavoro. Si continua a leggere una variazione con un triste segno + rispetto allo scorso anno”.
È la prima istantanea dell’ultima elaborazione dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega di Mestre, quella con cui il suo Presidente, l’Ing. Mauro Rossato, spiega il fenomeno delle morti sul lavoro nel nostro Paese (sulla base dei dati Inail).

L’incremento rispetto ai primi cinque mesi del 2018, in effetti, c’è ed è pari allo 0,5%, che arriva al + 3% quando si tratta di rilevare esclusivamente le morti in occasione di lavoro: passate dalle 271 del 2018 alle 279 del 2019.
Nessun miglioramento, dunque. Anzi, il panorama sembra diventare, di anno in anno, più sconfortante. L’unica triste stabilità è la maglia nera della Lombardia per le morti in occasione di lavoro con 44 vittime ed è seguita dal Lazio (29), dal Piemonte (27), dalla Sicilia e dalla Campania (26), dall’Emilia Romagna (22), dal Veneto (19), dalla Toscana (16), dalla Puglia (15), dall’Abruzzo (10), dal Trentino Alto Adige (8), dal Friuli Venezia Giulia (7), dal Molise e dall’Umbria (5), dalla Basilicata, dalla Calabria, dalla Sardegna, dalle Marche e dalla Liguria (4).

La graduatoria non differisce sul podio – e intorno ad esso – neppure quando si tratta del totale delle vittime (inclusi gli infortuni mortali in itinere). Il numero dei decessi in Lombardia arriva infatti a 59. Seguono: Lazio (43), Piemonte (37), Sicilia (35) Emilia Romagna (34), Campania (32) e Veneto (31).
Mentre sul fronte delle incidenze della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa, la situazione appare diversa. Al primo posto troviamo il Molise con un indice pari a 47,7 (quasi quattro volte superiore alla media nazionale che è al 12,1). Ed è seguito dalla Basilicata, dall’Abruzzo e dalla Sicilia.

A livello provinciale gli infortuni mortali in occasione di lavoro colpiscono più duramente la capitale: a Roma le vittime sono 22. Seguono Milano (13), Napoli (12), Torino (10), Palermo (9), Foggia (8), Brescia, Firenze, Verona, Vicenza (7).
La maggior parte dei lavoratori aveva un’età compresa tra i 45 e i 64 anni (196 su 279). Le donne che hanno perso la vita nei primi cinque mesi del 2019 sono 33 (11 in occasione di lavoro e 22 in itinere).
Mentre gli stranieri che hanno perso la vita fino a maggio sono stati 71 (52 dei quali in occasione di lavoro). Rumeni, albanesi e marocchini i più coinvolti.

A contare più vittime straniere è il Nordovest d’Italia con 18 infortuni mortali in occasione di lavoro su un totale di 52.
I settori più segnati dall’emergenza sono quello delle Attività Manifatturiere e delle Costruzioni. Ciascuno conta 39 decessi in occasione di lavoro. Seguono: Trasporti e magazzinaggio (29) e Commercio all’Ingrosso e al Dettaglio (13).
Il giorno in cui si è verificato il maggior numero di incidenti mortali nei primi cinque mesi del 2019 è il giovedì.

Continuano ad aumentare poi gli infortuni non mortali: dai primi cinque mesi del 2018 al 2019 in Italia sono passati da 269.332 a 269.431. A Nordest viene nuovamente rilevato il dato peggiore con 84.387 infortuni.

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