Ho appreso che la ex Sala delle Udienze, l’ambiente più bello e prestigioso di Palazzo dei Priori, è stata concessa dal Comune di Todi in comodato gratuito, fino al 2025, ad un’associazione privata.

La notizia mi ha colpito molto, avendo frequentato, sin dal 1991, quel luogo “sacro” che ha visto la celebrazione di centinaia di udienze civili e penali poiché, per molti anni, fin lassù, i cittadini, e non solo loro, hanno arrancato su ripide scale, nella speranza di ottenere giustizia.

È pur vero che quella sua peculiarità è venuta meno nel 2013 con la soppressione del Tribunale di Todi operata dalla riforma della geografia giudiziaria, tant’è che, che poco dopo, i locali siti al terzo piano dell’antico palazzo comunale, ove è situato anche il predetto ambiente, sono stati riqualificati e destinati alle attività culturali.

Non posso nascondere, però, che saperla ora nella disponibilità di un’associazione privata dopo che, per quella sala e per la sua alta funzione pubblica, quali avvocati della Media Valle del Tevere ci siamo battuti con grande impegno e convinzione, grazie anche al supporto indefesso delle istituzioni locali e dei cittadini, mi riempie di profonda tristezza.

Tra l’altro, aver fissato al 2025 la prima data di scadenza del contatto di comodato significa non aver tenuto conto della riforma del 2021 che conferirà anche al Giudice di Pace di Todi una dimensione considerevole che richiederà, probabilmente, l’utilizzo di altri spazi e potrebbe, quindi, restituire alla ex sala delle udienze il suo antico splendore.

Non c’è dubbio che la concessione in comodato gratuito di beni di proprietà dell’ente locale è da ritenersi legittima “nei casi in cui sia perseguito un effettivo interesse pubblico equivalente o addirittura superiore rispetto a quello meramente economico ovvero nei casi in cui non sia rinvenibile alcun scopo di lucro nell’attività concretamente svolta dal soggetto utilizzatore di tali beni” (Corte dei Conti, Sezione regionale di controllo per la Lombardia, deliberazione n. 172/2014/PAR); requisiti e condizioni che, di certo, sono stati ben vagliati da chi ha ritenuto di adottare tale decisione.

Nella determina dirigenziale del servizio competente, che richiama il parere positivo contenuto in una direttiva della giunta comunale, si legge che l’ Associazione in questione, a cui viene concessa gratuitamente la ex sala delle udienze, ha scopi “educativi, sociali, estetici, scientifici e di ricerca nel campo della fotografia ed ha come finalità tra le altre quella di organizzare presso la Città di Todi periodi di residenza, corsi di formazione, stage attività scientifiche e di ricerca, conferenze, convegni, e seminari coinvolgendo ed ospitando curatori di musei, critici d’arte, direttori di gallerie, fotografi nazionali ed internazionali”, (..) che le suddette caratteristiche permettono di “veicolare attraverso le proprie attività il nome e l’immagine di Todi in Italia e nel mondo” e non ha scopo di lucro e persegue scopi culturali, educativi, sociali, etc.”.

Va evidenziato, per pignoleria professionale, che nella summenzionata determina non è inserito alcun elemento dal quale poter dedurre che la sala affrescata appartenga al patrimonio disponibile dell’ente anche se lo strumento adottato per concederla, il comodato d’uso gratuito, presuppone tale caratteristica.

Al di là degli aspetti tecnici e delle valutazioni di opportunità, ci si attende che l’associazione comodataria si renda artefice di attività ed eventi effettivamente idonei a favorire l’arrivo e il soggiorno di numerosi avventori nella nostra città e a promuoverne l’immagine in Italia e nel mondo.

Solo la cura e la realizzazione dell’interesse pubblico potrà, infatti, giustificare la cessione gratuita a privati “delle chiavi” dello storico e prestigioso palazzo Tuderte, che si affaccia su Piazza del Popolo, e speriamo che ciò permetterà ad un pubblico sempre più numeroso di fruire di quella sala così bella ed importante.

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