L’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (Isuc) sin dalla sua costituzione avvenuta con legge regionale nel 1974 ha come obiettivo statutario quello di approfondire e diffondere la conoscenza della storia dell’Umbria contemporanea promuovendo ricerche, studi e pubblicazioni, organizzando convegni, mostre, seminari, presentazioni di libri, laboratori didattici per studenti e corsi di formazione per docenti. L’Isuc è infatti parte della Rete degli istituti associati all’Istituto nazionale Ferruccio Parri (ex Insmli), riconosciuto agenzia di formazione accreditata presso il Miur ed è infine ente strumentale della Regione senza che rilevi in alcun modo  la distinzione tra dipendenze dell’ente dalla Giunta o dall’Assemblea Legislativa seppur collegato istituzionalmente a quest’ultima.

Nell’ultimo biennio l’Isuc ha realizzato una cinquantina di iniziative tra convegni, incontri e giornate di studio, pubblicato venti volumi a stampa, tenuto laboratori didattici di storia per oltre 1200 studenti delle scuole di ogni ordine e grado, provenienti anche da fuori regione. Tali attività sono state coordinate da un solo dipendente e svolte da sei collaboratori (co.co.co) che oltre all’attività di ricerca, assicurano anche supporto tecnico-amministrativo e organizzativo.

Il 30 novembre 2019 i sei collaboratori vedranno scadere i loro contratti e ad oggi nessuno sembra essersi preoccupato del futuro dell’Istituto! Pare ragionevole pensare che in assenza di detto personale l’attività quarantennale dell’Istituto, da quel momento in poi, risulterebbe pressoché nulla.

Numerosi sono stati i solleciti da parte del personale attualmente incaricato (indirizzati dal marzo 2018 a presidente, assessori e consiglieri regionali) per avere indicazioni circa il futuro dell’Istituto e dei suoi collaboratori, senza alcun esito. Da ultimo è stato chiesto l’avvio di una procedura di stabilizzazione secondo le modalità previste dalla legge Madia del 2017 e applicate lo scorso anno quando fu bandito un concorso riservato ai precari della Giunta regionale, che ha escluso i collaboratori dell’Isuc. Tale esclusione è stata poi confermata dal Piano triennale dei fabbisogni di personale (2019-2021) redatto sia dalla Giunta regionale sia dall’Assemblea legislativa.

Nonostante il ruolo svolto dall’Isuc nel campo storico e culturale, nessuno si è assunto la responsabilità di avviare un percorso di riordino che rinnovasse la natura giuridica dell’Istituto e al contempo valorizzasse la professionalità acquisita dai collaboratori. Eppure sarebbe bastata, in questa fase transitoria, una semplice manifestazione di volontà da parte dell’amministrazione di avviare una procedura di stabilizzazione per consentire almeno la proroga o il rinnovo dei contratti in scadenza.

Alla luce di tutto questo si richiede quanto prima una soluzione chiara e trasparente all’Amministrazione regionale affinché l’Isuc sia messo in grado di proseguire la sua pluriennale attività salvaguardando la professionalità di coloro che in tutti questi anni l’hanno consentita.

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