Si pone l'attenzione su due opere architettoniche della nostra città, il tempio Consolazione e il Palazzo Vescovile, capolavori entrambi compromessi dai parcheggi realizzati nelle loro aree di pertinenza
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Todi vanta una storia e una bellezza che tutti gli abitanti e i turisti possono conoscere e ammirare. Una bellezza non facile da trovare oggi se non in altri esempi di città che in Umbria e in Italia hanno lasciato il segno con le loro architetture di Piazze, Chiese, Palazzi. Quello che scrivo è una sintesi di concetti tratti da due scritti, e mi scuso anticipatamente con gli autori per l’essenzialità delle citazioni riportate. Il primo, la Guida Todi storica e artistica del prof. Marco Grondona docente di critica della musica all’Università di Pisa, studioso di filologia classica ed esperto di storia locale. Il secondo, uno studio ricerca Federico Cesi a Todi. Cultura e politica nella Todi del Seicento di Filippo Orsini Direttore dell’Archivio Storico del Comune di Todi, studioso di storia cittadina.

La conoscenza della storia ci porrebbe aiutare a comprendere meglio e valorizzare il patrimonio artistico lasciatoci in eredità dai nostri predecessori,  quelle famiglie e quei cittadini che hanno amministrato Todi nei secoli del suo maggiore splendore artistico e culturale. Vorrei porre l’attenzione su due opere architettoniche della nostra città, il tempio Consolazione (1509 -1617) e il Palazzo Vescovile (completato nel  1593) con il suo giardino o più comunemente conosciuto come “Orto del Vescovo”.  Ebbene, entrambi questi capolavori sono compromessi dai parcheggi realizzati nelle loro aree di pertinenza. Per la Consolazione mi riferisco al parcheggio per auto e camper realizzato da anni sul lato ovest del tempio, dove in precedenza c’era l’immacolato paesaggio con un campo di olivi. Da Todi storica e artistica di Marco Grondona: “L’attuale sistemazione a parcheggio, deteriora definitivamente la percezione dell’ambiente, con buona pace dei Cola da Caprarola, Peruzzi, Vignola, Sangallo e quanti s’erano adoperati al disegno del tempio!”.

E ancora: “il risultato è singolare, un grande parcheggio avanti, un grande parcheggio dietro, e una strada che lacera il prato su cui sorge la chiesa. L’effetto doveva essere ben diverso: Grondona ci riporta una riflessione di Federico Zeri: “Quel prato mi è sempre parso una sorta di equivalente cinquecentesco di quello che sta avanti alla basilica di San Francesco ad Assisi, al prato davanti al duomo di Pisa: una piccola piazza dei Miracoli. È una specie di temenos, di recinto sacro, e il sito, le dimensioni la pianta, mi hanno fatto sempre pensare a un luogo deputato della religione cristiana”. Vale la pena ricordare la bellezza e l’importanza del tempio. Riporto una citazione sempre tratta dal libro di Grondona: “Chiese di questo genere ne abbiamo viste tante, San Biagio a Montepulciano, per esempio. simile a questa per posizione e impianto. Ma per quanti versi il tempio di Todi mostra mano più sicura! Eccola perfetta e compiuta, la chiesa a croce greca che Bramante e Michelangelo avevano sempre sognato.  La Consolazione è capolavoro delicato, perfetto modello rinascimentale”.

Passiamo alla famiglia Cesi, dalla ricerca di Filippo Orsini Federico Cesi a Todi: “L’operato del Cesi si mosse su un duplice binario: uno di carattere religioso al fine di riorganizzare un clero cittadino e una diocesi gravemente impreparata ad attuare i dettami della Controriforma e uno politico che grazie alle relazioni con importanti prelati del tempo, Ghislieri, Borromeo … li permise di avvicinare Todi alla cultura romana (…) Cesi andò oltre e animato da una progettualità e da una visione lucida della Chiesa post conciliare, si fece lui stesso architetto e regista della virtualizzazione della città. Todi per il Cesi fu un laboratorio in cui sperimentare, costruire, in conclusione tentare di ridisegnare il volto della città attraverso architetture stabili ed effimere per attuare un cerimoniale funzionale alla costruzione di una identità religiosa e politica. Così durante il suo vescovado videro la luce straordinarie opere edilizie: il Palazzo Vescovile pensato quale dimora del Signore; il rifacimento interno della Cattedrale, l’edificazione della Fonte Cesia, una sorta di piccolo arco di trionfo per celebrare araldicamente l’unione tra la città nobilitante e i Cesi”. ( F. Orsini, fonti varie).

Da Todi storica e artistica di M. Grondona: “Il Palazzo Vescovile quindi fatto costruire a proprie spese dal vescovo  Angelo Cesi. Il disegno del primo portone attraverso il quale si accede alla Corte è tradizionalmente attribuito al Vignola. Sotto il porticato si aprono due ingressi: quello di sinistra porta attraverso una lunga galleria agli uffici della curia e all’archivio vescovile (…..) L’ingresso davanti attraverso l’atrio e tre rampe di scale immette ai piani superiori residenza del vescovo. Salone affrescato dal Faenzone (1594 ) e galleria affrescata da Andrea Polinori (1629). Dalle finestre della galleria si gode di un vasto e bel panorama: davanti la chiesa di San Fortunato a sinistra i palazzi del Comune, a destra il colle della Rocca e l’ampia vallata de Tevere che va chiudendosi nella stretta del Forello. Prospiciente il Palazzo Vescovile era il giardino comunemente detto l’Orto del Vescovo, distrutto purtroppo da Vescovo De Sanctis nel 1955 per impiantarvi attività oratoriali”. Conclusione: oggi i giardini del Palazzo Vescovile sono divenuti un parcheggio asfaltato. Si pensi che dal giardino si gode di una delle più belle viste su San Fortunato e si pensi che potenzialità del luogo sia andata perduta! Oltre l’oltraggio involontario all’opera e al progetto dei Cesi.

Un appello al nostro Vescovo Benedetto Tuzia: perché non riflettere su questa bruttura e restituire al Palazzo Vescovile il suo giardino e la bellezza che gli sono propri? Per la Consolazione un invito al nostro Sindaco Ruggiano a fare un pensiero su quel parcheggio di camper proprio dietro il tempio, esempio magnifico del rinascimento italiano. Abbiamo un grande parcheggio a Porta Orvietana e altri due che sono spesso vuoti, spostare lì i camper e le auto sarebbe l’occasione per lasciare un segno, per un’inizio, una presa di coscienza sul rispetto dell’armonia e della bellezza, sulla valorizzazione del nostro patrimonio artistico.

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