Sono poche, troppo poche le realtà in cui vincono coalizioni democratiche e di sinistra capaci di guardare al futuro. Ci sono città dove le liste civiche hanno colmato un vuoto politico lasciato dai tradizionali partiti di sinistra: da Gubbio a Marsciano, passando per Foligno, Perugia e Orvieto abbiamo diversi segnali incoraggianti laddove le proposte di sinistra di stampo civico attivano percorsi innovativi e partecipativi e non si dividono sul piano tattico; esperienze diffuse che hanno riportato risultati diversi sul piano elettorale, ma piene di nuova linfa contro il modello del disimpegno che ha imperato per anni; ma intorno c’è troppo, quasi tutto, da ricostruire. 

I risultati dei ballottaggi in Umbria certificano la fine di una storia. Se siamo arrivati a questo punto abbiamo tutte e tutti responsabilità enormi, ma il PD e i suoi ultimi governi monocolore nazionale e regionale con le misure sul lavoro e con una politica fatta di tagli e di austerità hanno spianato la strada a questi consensi di massa alla Lega. La nostra regione è in una crisi senza precedenti. Il dramma occupazionale, sociale ed economico sta spingendo nella povertà larghe fasce della popolazione. I principali problemi dell’Umbria sono la mancanza di lavoro e le numerose emergenze ambientali. La regione Umbria è stata governata malissimo negli ultimi anni. Non è una questione che riguarda solo lo scandalo sanità, per quanto gravissimo possa essere alla luce delle intercettazioni ambientali. Abbiamo sempre denunciato l’esistenza di queste pratiche nei più svariati settori della pubblica amministrazione, la sorpresa, purtroppo, non riguarda quello che sta venendo fuori piuttosto il fatto che sia venuto fuori solo adesso, con un cambio di rapporti di forza politici in essere nel paese. 

Nessun Piano dei Rifiuti, nessun Piano Sanitario (ma i primi passi verso la privatizzazione), nessun intervento sulla competitività e sul Lavoro, disastro nelle riorganizzazioni sovracomunali (Auri, Comunità Montane, Umbra Acque et cetera): l’Umbria, secondo tutti gli indicatori, è la prima regione del mezzogiorno d’Italia. Non esiste famiglia nella quale non siano presenti disoccupati, sottoccupati sfruttati, intere generazioni emigrate nei diversi nord d’Italia e del Mondo per trovare opportunità di vita. Migliaia di giovani, illusi con le Start Up, Garanzia Giovani, con i PSR e altri incentivi, in attesa dei finanziamenti che gli spetterebbero per legge ritardati da inefficienze e burocrazie. l’Umbria ha bisogno per chiudere una stagione di impoverimento e degrado e aprirne una nuova, incardinata sui valori forti, su programmi coraggiosi, su volti nuovi e metodi pienamente democratici. 

Per questa ragione sentiamo il bisogno di incontrarci e incontrare quanti nei diversi territori dell’Umbria hanno portato avanti esperienze di liste civiche e di sinistra, aperte, plurali e unitarie, capaci di far dialogare partiti, movimenti e singoli, e che hanno fatto della partecipazione e dell’impegno programmatico il terreno di costruzione di una prospettiva di cambiamento. Per questo riteniamo che si imponga per tutti una riflessione profonda sui percorsi intrapresi e su quelli da intraprendere. Noi vogliamo lavorare per metterci a disposizione della costruzione di una nuova proposta politica per l’Umbria una proposta di discontinuità, popolare, di cittadinanza, capace di essere inclusiva, larga e plurale.

Non ci interessano schemi superati o riedizioni di formule che non esistono più: vogliamo rimettere al centro i contenuti e costruire un nuovo sistema di alleanze che non veda protagonisti né i simboli né gli interpreti che ci hanno portati nella attuale, drammatica condizione. 

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