Condividi su facebook
Condividi su twitter
La Corte ha deciso che la signora Maria Rita Clementi è in condizioni di ridotte capacità mentali, disponendo la nomina di un tutore; la vedova del Cavalier Todini potrà spendere fino a 30 mila euro al mese
luisa_todini

La disputa familiare tra gli eredi del Cavalier Franco Todini, sembra essere giunta a una svolta decisiva. I lettori di TamTam ricorderanno i due articoli da noi pubblicati nel giugno scorso, nei quali veniva dato conto che Luisa Todini aveva chiesto la tutela legale della madre, la signora Maria Rita Clementi, in quanto ritenuta incapace di gestire l’enorme patrimonio lasciatole dal Cav. Todini (degli oltre 60 milioni di euro iniziali, ne sarebbero rimasti meno di 15). 

Il giudizio di primo grado, aveva respinto la richiesta di Luisa Todini, accendendo così lo scontro tra la Todini e sua madre. I due amministratori del patrimonio nominati dalla Clementi, avevano portato la signora a costituire un trust con beneficiari i due figli (Stefano e Luisa), ma con gli stessi amministratori che si erano attribuiti un compenso di 40 mila euro all’anno ciascuno per dieci anni. La signora Clementi aveva quindi intrapreso a sua volta un’azione legale contro la figlia, che a suo dire voleva solamente impossessarsi dell’intero patrimonio lasciato dal Cav. Todini.

Dopo la sentenza di primo grado, Luisa Todini aveva perciò presentato ricorso e il 12 agosto scorso, come ci è stato riferito dalla Todini stessa, la Corte d’Appello di Roma, chiamata a dirimere sulla questione, si è pronunciata accogliendo il suo ricorso.

Come riportato in un articolo di “il Fatto Quotidiano”, nel reclamo depositato dalla Todini, si chiedeva di rivalutare le perizie medico legali eseguite sulla signora Clementi. La Corte di Appello di Roma ha quindi accolto le richieste della Todini, stabilendo che la valutazione della sentenza di primo grado non fosse corretta, in quanto sulla base degli atti processuali e delle perizie medico legali, è stata riscontrata una “condizione di infermità di mente della Clementi, condizione ulteriormente confermata dalla consulenza tecnica svolta dal Pubblico Ministero in sede di indagini penali, depositata in questa fase dalla reclamante”.

La Corte ha quindi stabilito che il patrimonio resterà in capo alla signora Clementi, che avrà a disposizione 30 mila euro al mese da poter spendere, disponendo inoltre che la Clementi venga tutelata da un sostegno data la sue ridotte capacità mentali, che secondo la Corte sussistevano già nel periodo in cui i suoi consulenti l’avevano convinta a costituire il trust.

Con la sentenza si dispone la nomina di un amministratore che dovrà stabilire se il trust è valido e revocabile, ma anche se le decisioni prese dai due amministratori della Clementi siano state prese nell’interesse esclusivo della signora, prefigurando quindi il sospetto che, come sostenuto dalla Todini, la Clementi possa essere stata oggetto di circonvenzione di incapace.

Luisa Todini, raggiunta al telefono, ha voluto esprimere l’amarezza per come si è svolta tutta la vicenda, “avendo io dovuto far ricorso ad un giudice per tutelare soprattutto gli interessi di mia madre che, purtroppo, non è più completamente in grado di intendere e di volere”.

“L’esito del procedimento davanti la Corte d’Appello – ha detto Federico Vecchio, legale di Luisa Todini – era davvero scontato, proprio perché la domanda proposta dallla Dott.ssa Todini non si fondava su chiacchiere, ma su documenti, alcuni addirittura di provenienza degli stessi consulenti avversari, le cui risultanze dimostravano inequivocabilmente, così come statuito dalla Corte d’Appello, che la Dott.ssa Clementi non era, come non è, in grado di amministrare consapevolmente i propri interessi”.

 

condividi su:

Condividi su facebook
Condividi su twitter