L'ex primo cittadino di Marsciano è candidato a Palazzo Cesaroni nella lista del Partito democratico
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Lungo il viaggio di conoscenza dei candidati al Consiglio regionale dell’Umbria espressione della media valle del Tevere incontriamo Alfio Todini, già Sindaco di Marsciano per due mandati, presente nella lista del Partito Democratico ufficializzata, non senza qualche strascico polemico, sul filo di lana.

Qual’è il senso della candidatura? “Nasce da una indicazione del PD di Marsciano e della Media Valle del Tevere nella convinzione che la mia esperienza possa essere utile per noi e per l’Umbria. Con la candidatura di Bianconi emerge un progetto che aggrega tutto il centro sinistra, include i 5 stelle, esperienze civiche vere e forze politiche chiamate e giocare un ruolo nuovo. Si può vincere e io cercherò di dare il mio contributo. Per questo ho accettato”.

Tutti contro la Lega? “Io non sono per le cose contro anche se non mi sfugge la natura preoccupante di questa destra “salvinicentrica”. Ma la nostra sfida sarà quella di conquistare consensi su un progetto innovativo per la nostra regione e farlo svelenendo il clima. Così li potremo battere. Parlando più di noi e di ciò che vogliamo fare piuttosto che di loro. Salvini mette le tende in Umbria solo per politicizzare il voto. In realtà la sua campagna è l’espressione di una difficoltà ogni giorno più grande. Noi invece dobbiamo parlare di cose concrete, di visioni dell’Umbria e di politica. A partire dalla necessità di correggere e migliorare dove serve. E di cambiare ciò che va cambiato”.

Parlando del comprensorio, cosa serve? “Serve innanzitutto un approccio nuovo che permetta alla Media Valle del Tevere di essere protagonista nella nuova fase dei fondi europei. Ormai senza una programmazione integrata intercomunale si rimane fuori. Avevamo cominciato a lavorarci. Bisogna ripartire da lì col protagonismo dei Comuni, delle forze sociali delle comunità locali. Le singole esigenze troveranno migliore risposta in un quadro unitario, come avviene per le aree interne o le aree di crisi. A patto che si sburocratizzi molto. Inoltre chi si candida a consigliere regionale deve essere pronto ad offrire agli enti locali, indipendentemente da chi li amministra, idee e collaborazione nell’interesse del territorio. Mentre chi ci vuole lontani dall’Europa non ci vuole affatto bene”.

Cosa ha pensato in questi giorni convulsi? “Quei giorni sono alle nostre spalle, con le loro difficoltà. Lo ripeto, sta nascendo un progetto nuovo, unitario e guidato da un candidato che sa includere e rispettare le diverse sensibilità. Quindi concentriamoci sul raccontare il nostro disegno agli umbri, recepiamone stimoli e critiche, riproponiamo i valori più veri di questa terra e i cambiamenti necessari. Uniti. E gli umbri sapranno scegliere”.

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