A metà strada tra saggio storico e inchiesta, il libro analizza per la prima volta a tutto campo il fenomeno della Massoneria in Umbria
coplattanzi

A metà strada tra saggio storico e inchiesta, il libro “La Massoneria in Umbria. Dalle origini ai giorni nostri. Anatomia di un potere(Claudio Lattanzi, Intermedia Edizioni 12 euro) analizza per la prima volta a tutto campo il fenomeno della Massoneria in Umbria, la regione italiana che presenta il maggior numero di affiliati alle Logge in rapporto alla popolazione.

Il libro sarà presentato domenica 6 ottobre al chiostro di San Pietro a Perugia nel contesto di Umbria libri. Oltre all’autore, ne parleranno il presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Umbria, Roberto Conticelli e il vice presidente del Collegio del Collegio dei Maestri Venerabili dell’Umbria del Grande Oriente d’Italia, Augusto Vasselli. Il libro sarà in distribuzione a partire dall’8 ottobre.

Claudio Lattanzi, già autore di libri di successo dedicati al sistema di potere regionale, tra i quali “I Padrini dell’Umbria” con oltre 10 mila copie vendute, passa in rassegna le origini e le cause del notevole radicamento massonico in questa terra, in un excursus che prende le mosse da fine Settecento per arrivare fino ai nostri giorni. Un’analisi che mostra come la storia della Massoneria locale si sia intersecata e sovrapposta a quella dell’Umbria, molto spesso plasmando, indirizzando e condizionando le vicende politiche, economiche e culturali delle città umbre, a partire da Perugia, città massonica per eccellenza. Con l’eccezione della parentesi fascista, la Massoneria ha infatti sempre esercitato una profonda influenza nella vita della regione e questa storia viene analizzata senza intenti apologetici, ma anche senza conformistiche criminalizzazioni.

I due lunghi periodi in cui la Massoneria ha dispiegato al massimo la propria influenza sono quelli che vanno dall’Unità d’Italia fino all’avvento del regime fascista e poi dalla Liberazione fino ad oggi, con particolare rilievo all’avvento della Regione. 

Gli anni Settanta coincidono infatti con una straordinaria vitalità del Grande Oriente in Umbria i cui personaggi di spicco come Enzo Paolo Tiberi e Augusto De Megni, diventano al tempo stesso protagonisti di primo piano della scena massonica nazionale. Sullo sfondo dei grandi avvenimenti nazionali come lo scandalo della P2, si passa in rassegna la notevole capacità delle Logge umbre di mantenere un peso rilevante nello scacchiere regionale, sia grazie al notevole spessore personale dei singoli Fratelli sia grazie a quella “convivenza patteggiata” con la sinistra di governo. E’ alla luce di questo patto non scritto, ma solidissimo che trova la sua spiegazione anche quella costante di cui tanto si è parlato e cioè il fatto che quasi tutti i sindaci di Perugia fino a Tangentopoli siano stati massoni. 

Attraverso l’analisi di documenti, rivelazioni inedite, colloqui riservati ed interviste a massoni, ex massoni e a profondi conoscitori delle cose umbre, l’autore fornisce una serie di risposte all’interrogativo iniziale e cioè: dove risiede il potere della Massoneria umbra?  Ispirata dalla tollerante Toscana, la forza delle Logge ha la sua genesi nel periodo pre-risorgimentale e poi risorgimentale, quando la repressione papalina del 20 giugno 1859 fece di Perugia una città simbolo delle lotte contro l’oscurantismo clericale sia in Europa che negli Stati Uniti.  La prima risposta alla nostra domanda deve essere individuata nell’elevato livello della classe dirigente massonica che guidò le città umbre nel periodo liberale e, soprattutto, alla straordinaria azione di sostegno sociale e di filantropia che molti massoni misero in atto a favore delle classi sociali più povere, dando vita alla prima bozza di stato sociale. Questo impegno legittimò la Massoneria agli occhi di gran parte della società locale  e ne stratificò un consenso anche a livello popolare.

 Anche il costante tema dell’anticlericalismo è stato un elemento di rafforzamento del Grande Oriente umbro agli occhi del popolo, soprattutto dei mezzadri che, negli ordini religiosi e nelle parrocchie, identificavano spesso i proprietari terrieri più spietati ed avidi. Con la nascita della Repubblica, la Massoneria umbra è riuscita a difendere ed accrescere il proprio patrimonio fatto di ideali, grandi personaggi e molte adesioni, in un accordo non scritto con il Partito Comunista che ha garantito alle Logge posizioni di potere per tramite dei partiti laici come Pri e Psi, alleati del Pci. A partire dagli anni Settanta, si è  sviluppata una poderosa azione di proselitismo che deve essere letto come il riflesso localistico del grande movimento nazionale che avrebbe poi portato anche alle deviazioni piduistiche. In quel periodo, i primi attori della Massoneria umbra si trovarono al crocevia di snodi fondamentali nella storia del Grande Oriente nazionale e ciò fece ulteriormente accrescere il numero degli affiliati. 

Nel corso del tempo, si è creato intorno alla Massoneria un alone mitico che,  nell’immaginario collettivo, l’ha trasfigurata in una sorta di club esclusivo. Entrare a far parte di questa èlite, vera o immaginata che sia, equivale al tempo stesso alla certificazione di un’avvenuta ascesa sociale, ad un modo per tener fede a tradizioni familiari e culturali, a un tentativo di inserirsi nel giro che conta, alla possibilità di soddisfare interrogativi esistenziali e filosofici. La leggenda nera che avvolge la Libera Muratoria umbra contribuisce al fascino di un’entità che continua ad essere forte ed attrattiva anche grazie alla propria fama controversa e non solo per il potere che effettivamente esercita. 

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