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L'esponente del Pd, che ha dato l'esempio lasciando la carica di segretario cittadino, mette in guardia dalle solite manfrine post elettorali che denaturano tutto
vannini ascani

Andrea Vannini, l’esponente tuderte del Pd, già candidato a consigliere regionale, non molla la presa e continua a sfornare un comunicato al giorno con il quale ribadisce l’urgenza di un rinnovamento totale del partito. Lo fa informando di aver dato per primo lui l’esempio, dimettendosi immediatamente, subito dopo la sconfitta maturata in Umbria, da segretario del Pd di Todi.

Solita malandata piéce politica post sconfitta, scrive Vannini: “Non ci affrettiamo, serve calma, analisi a fine gennaio (se va bene), le cose si fanno a freddo, eccetera. Ma io li conosco, li conosco bene, perché è dalla mia prima esperienza da consigliere comunale che ho a che fare con questa manfrina in souplesse tra 2 (talvolta anche più) correnti, che denatura il tutto. Quindi mi rispiego meglio: abbiamo perso malissimo quindi il Commissario Regionale (tra i pochissimi ebbi il coraggio di dire subito che era per tanti motivi, non ultima la provenienza umbra, una scelta sbagliata) deve dimettersi”.

Nel mirino c’è dunque innanzitutto Verini, a difesa del quale si registra una lettera del segretario nazionale Zingaretti, che valuta il risultato elettorale come un momento di tenuta del Partito Democratico alle prese con le difficoltà enormi derivanti dallo scandalo sui concorsi in sanità, le dimissioni della governatrice, l’arresto del segretario e tutto quel che ne è seguito.

Valutazioni che Vannini non condivide di certo. “Serve una immediata ed approfondita analisi della sconfitta a tutto campo; inoltre occorre, ed è fondamentale, dare vita ad un patto generazionale, insomma che ci si incontri lontano dalle vecchie correnti sulle idee, sulla visione futura della nostra regione e su di una opposizione forte al sovranismo; ma il quale Patto, e questo è il tema cui tengo di più, ci metta in condizione di ascoltare veramente la gente e proporre soluzioni serie e pratiche soprattutto per chi soffre, per gli umbri che hanno nelle famiglie bisogni gravi ed urgenti e che sono stati lasciati soli”.

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