Disposta dal Comune, su segnalazione della Soprintendenza, la sospensione della realizzazione della "casetta" in piazza del Popolo
babbo natale todi

Non c’è pace per Babbo Natale a Todi, che pure quest’anno si trova coinvolto, suo malgrado, con esposti e denunce. Nulla a che fare stavolta con l’albero, perchè dopo l’imponente cedro estirpato senza autorizzazione per il 2019 ci si è accontentati di uno più modesto in plastica.
Il problema è, niente di meno che, proprio la “casetta”. Che proprio casetta non è, tanto da aver spinto la Soprintendenza dell’Umbria ad intimare al Comune l’immediata sospensione dell’installazione, che era ormai giunta quasi al termine (l’inaugurazione era prevista per sabato 7 dicembre).

Sulla base delle normative vigenti (art.  21 del Decreto legislativo 42/2004), infatti, l’impattante costruzione in legno non poteva essere realizzata senza la necessaria autorizzazione, essendo piazza del Popolo, ovviamente, sottoposta a vincolo. La semplice concessione dell’occupazione del suolo pubblico, accordata dal Comune alla Loop in data 22 novembre per la durata di 50 giorni, non viene ritenuta dalla Soprintendenza un titolo valido.

Il provvedimento, firmato del servizio urbanistica, risulta trasmesso alla Soprintendenza dell’Umbria, alla Procura della Repubblica, al Nucleo Tutela del Patrimonio dei carabinieri e alla Polizia locale, incaricata di verificare l’esecuzione dell’ordinanza, ovvero che i lavori vengano sospesi, in attesa di ulteriori sviluppi che potrebbero portare anche allo smontaggio del fabbricato che da alcuni giorni occupa ormai più della metà della piazza.

Babbo Natale, dunque, a Todi rischia di essere sfrattato, con tanto di denuncia, seppur indiretta, per violazione del combinato disposto art. 28 e art. 169 del D.Lgs 42/2002. La Soprintendenza considera che i lavori “… di forte impatto visivo, introducono modificazioni che recano pregiudizio ai valori tutelati, ovvero danneggiano la prospettiva dei monumenti che contornano la piazza e alterano le condizioni di ambiente e decoro…“.

Al di là delle conseguenze che il tutto potrà comportare, anche in termini di immagine della città, non si può non sottolineare come spesso la realtà riesca a superare la fantasia.
In molti ricorderanno che, in occasione della chiusura dei centri per richiedenti asilo, circolò sui social la battuta che, anche a Giuseppe e Maria, se fossero vissuti di questi tempi a Todi, avrebbero avuto negata la capanna. Detto. Fatto.

In allegato l’ordinanza del Comune di Todi

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