Fermiamoci, cambiamo rotta e condividiamo le scelte. Sulla privatizzazione dell’acqua, cioè di fronte ad un atto che nei giorni scorsi il Sindaco di Terni non aveva esitato a definire strategico, la maggioranza è venuta a mancare.

Il consiglio comunale non si è tenuto per mancanza del numero legale. Si potrebbe speculare a oltranza e dire molto, ma in questo momento è sbagliato farne una questione politica sulla tenuta degli equilibri delle forze politiche che governano la città.

Perché quello che sta accadendo in questi giorni è un vero e proprio attacco volto a privatizzare le risorse idriche dell’intera regione che parte dalla Provincia di Terni e punta a consolidarsi anche altrove. A Terni è stata vinta la prima battaglia per impedire che questo avvenga, ma la guerra sarà lunga.

Il Movimento 5 Stelle è pronto a combatterla a Terni, cosi come in Regione, in Parlamento e nelle sedi preposte alle segnalazioni del caso. Prima di arrivare a uno scontro a tutto campo vorremmo però invitare il sindaco di Terni, la giunta, la maggioranza del consiglio comunale a fermarsi per una riflessione.

Non sarà la vendita di un asset strategico a salvare ASM dai suoi debiti e dalle patologie che la affliggono da lungo corso. Solo un bambino potrebbe crederlo. Non sarà regalando il controllo dell’acqua pubblica ai privati che risolveremo i problemi dei comuni e delle partecipate.

Chi dice che questa operazione non sia avallata da questo presupposto sa di mentire. È vero che chi governa deve prendersi delle responsabilità, ma che siano quelle giuste, che siano condivise, coraggiose e che segnino veramente una discontinuità. Su questo saremo pronti e disponibili a fare la nostra parte.

Decisamente meno comprensibile è ripetere errori già commessi in passato con decisioni che vanno a rafforzare soggetti il cui interesse primario non è dichiaratamente quello pubblico, con i quali è sempre stato impossibile alcun tipo di confronto e che torneranno a bussare alla porta quando tra non molto ASM tornerà in sofferenza. A quel punto che faremo?
Fermiamoci. Cambiamo rotta. Noi ci siamo. Pronti a prenderci le nostre responsabilità.

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