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A Todi, Confagricoltura ha festeggiato il secolo di vita di un'associata che, conducendo l'azienda di famiglia di Monticello, è stata antesignana dell'imprenditoria agricola femminile
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Negli uffici di Confagricoltura di Todi sono stati festeggiati oggi i 100 anni di Adele Montanucci, che guida ancora in prima persona, con lucidità e piglio sicuro, la sua azienda agricola dislocata in località Monticello.
Nella sede tuderte dell’organizzazione di categoria, che a livello nazionale festeggia anch’essa nel 2020 il proprio centenario di attività, la signora Adele – convocata con la motivazione di una firma da apporre sulla pratica PAC – è stata accolta da tutto lo staff dell’ufficio di zona e da una folta rappresentanza di imprenditori agricoli locali, che si sono liberati dagli impegni per celebrare il secolo di vita.

Nata a Roma il 5 gennaio 1920, sposata con l’ingegnere Giovannetti De Sanctis, Adele ha due figli, Floretta ed Edoardo. Negli anni Settanta il trasferimento a Monticello, dove ha iniziato a seguire l’azienda paterna di circa 65 ettari, con seminativi ed oliveti condotti direttamente con l’ausilio di salariati.  Amante degli animali, è stata una delle prime donne del comune di Todi ad allevare bovini da carne di razza Chianina allo stato semi-brado, introducendo successivamente anche la razza Limousine.

Breve ma significativa la cerimonia, durante la quale è stato sottolineato come Adele Montanucci risulti un’antesignana dell’imprenditoria femminile in agricoltura, fenomeno cresciuto sensibilmente negli ultimi anni, anche in relazione alle premialità dei finanziamenti comunitari per i nuovi insediamenti. A spingere Adele, invece, solo tanta passione, trasmessagli dal padre che, ha confessato, avrebbe voluto un figlio maschio.

Prima del taglio della torta, Adele ha trovato il tempo anche per rilasciare un’intervista al Tg3 Umbria, durante la quale, senza bisogno di sollecitazioni, ha effettuato un’analisi del comparto agricolo, della diminuita redditività delle colture tradizionali, della necessità di introdurre innovazione, non trascurando neppure una garbata critica alla politica agricola comunitaria e all’eccesso di burocrazia che grava sugli imprenditori agricoli.

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