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La cerimonia è stata un’occasione per ricordare lo scultore Romano Mazzini, artista ceramista che ha insegnato all’ex Istituto d’Arte ora Liceo Artistico
Deruta sculture

Una sala gremita ha accolto la donazione delle due sculture in cemento, Sacre Forme nell’Ombra (1997) dello scultore Romano Mazzini, che resteranno esposte nel Chiostro di San Francesco alla destra dell’entrata del Museo della Ceramica di Deruta. A fare gli onori di casa è stato il Sindaco di Deruta Michele Toniaccini, insieme a Iolanda Cunto della Sistema museo, Giuliano Busti conservatore Museo Regionale della ceramica, Romano Cecchini già docente dell’Istituto statale d’Arte di Deruta e Andrea Baffoni Critico D’Arte. 

“Ringrazio la famiglia Mazzini – ha detto Toniaccini – per questa donazione che va a valorizzare questo Museo unico nel suo genere e perfettamente integrato con la tradizione ceramica di questo territorio. Colgo l’occasione per ricordare che il museo è tra i finalisti del Premio Riccardo Francovich; è possibile votare questo sito culturale via internet (http://archeologiamedievale.unisi.it). In questi anni sono state molte le donazioni di opere da parte di grandi artisti a questo museo segno che il museo derutese è considerato un posto prestigioso dove esporre opere”. 

Di incremento di  valore storico artistico nell’ambito della ceramica contemporanea, ha parlato Cunto, ricordando come la “Sfera Città” di Mazzini sia un’opera molto apprezzata all’interno del Museo della Ceramica. Un appassionato ricordo è stato realizzato da Busti, amico, estimatore e allievo di Mazzini che ha ricordato come in quel periodo si stava attuando un periodo di rinnovamento nella lavorazione della ceramica. Infine il critico d’arte Baffoni ha descritto l’opera Sfera Città, per l’occasione portata nella sala, che è una invenzione di Romano. “La sfera è un pianeta che rappresenta un cosmo con all’interno città e paesi. Nella sfera ci sono in nostro paesi umbri parte centrale dell’opera. Le sfere sono realizzate in materiali differenti, con essiccazioni diverse; l’opera nella sua forma sferica sembra poter essere raccolta in una mano. È evidente la sua ricerca architettonica che cerca di integrarsi nel posto in cui viene esposta”.

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