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Le aziende presenti al tavolo registrano complessivamente 415 milioni di euro di fatturato e contano 1600 dipendenti
incontro plastic tax

Si è tenuto oggi, venerdì 14 febbraio, presieduto dall’Assessore regionale allo Sviluppo economico Michele Fioroni, alla presenza del Direttore regionale Luigi Rossetti e del direttore generale di Confindustria Umbria, Elio Schettino, che ha invitato a partecipare le aziende maggiormente interessate al tema, un incontro circa gli effetti che deriveranno dall’introduzione della “plastic tax”. 

Solo le aziende presenti al tavolo odierno, registrano complessivamente 415 milioni di euro di fatturato e contano 1600 dipendenti. Alla riunione ha preso parte, tra gli altri, il Consigliere regionale Daniele Carissimi.
L’Assessore Fioroni ha espresso solidarietà alle imprese e ai lavoratori e dichiarato di “comprendere perfettamente le difficoltà emerse e rappresentate durante l’incontro circa le gravi conseguenze che arrecherà l’introduzione della ‘plastic tax’ allo sviluppo economico del territorio, sia in termini di produttività che occupazionali”. 

Fioroni ha affermato l’intenzione “di lottare accanto alle imprese avverso questa iniqua tassa” e che “la tutela dell’ambiente e lo sviluppo di un economia circolare e sostenibile non possono essere realizzati tramite divieti e sanzioni”.
Aggiungendo, inoltre, che è in corso la collaborazione con l’assessore al Lavoro della Regione Piemonte, Elena Chiorino, al fine di presentare alla Conferenza Stato-Regioni un documento comune, per ridurre quanto più possibile i gravi effetti che seguiranno l’introduzione della “plastic tax”. 

“Le amministrazioni statali, regionali e locali – ha detto l’Assessore Michele Fioroni – favorendo l’innovazione e la ricerca, devono supportare le nostre imprese e lavorare insieme al mondo dell’industria per implementare una concreta strategia di sostenibilità, e non penalizzarle con quella che a tutti gli effetti è una tassa sulla produzione, iniqua ed ingiustificata da reali benefici in termini di tutela ambientale”. 

“Esprimo – osserva l’assessore regionale al Lavoro del Piemonte, Elena Chiorino, intervenuta telefonicamente nel corso della riunione – massimo apprezzamento per quanto sta facendo la Regione Umbria. Allo stesso modo in Piemonte abbiamo avviato un tavolo con tutti i soggetti danneggiati da queste nuove tasse, che penalizzano le nostre imprese, e ci auguriamo di riuscire, insieme all’Umbria, a sensibilizzare tutte le altre Regioni italiane in modo da poter portare avanti una forte e incisiva iniziativa comune tesa a proteggere il valore aggiunto delle imprese, che dobbiamo difendere e non certo ostacolare con balzelli che mettono a rischio migliaia di posti di lavoro in tutta Italia”.

L’imposta, introdotta con la L. 27 dicembre 2019 n. 160, art. 1 commi da 634 a 658, esigibile a partire da luglio 2020, è di euro 0,45 per 1 kg di plastica prodotta o immessa in consumo. Un’imposta riferita a tutti gli oggetti in plastica monouso utilizzati per il contenere, proteggere e consegnare merci o prodotti alimentari (con la sola esclusione dei dispositivi medici, dei prodotti compostabili e di quelli adibiti a contenere medicinali). Una nuova tassa, rivolta principalmente ai produttori, che in tutta Italia impatta su più di 9.000 aziende. L’imposta – è emerso nel corso dell’incontro – è iniqua e distorsiva, anche perché si va ad aggiungere al contributo ambientale CONAI, che le imprese già pagano per la gestione degli imballaggi in plastica, recentemente aumentato, ma comunque più coerente perché specificatamente finalizzato al recupero. La nuova tassa dunque – secondo le risultanze del confronto di oggi – mina la sostenibilità produttiva e drena importanti risorse per investimenti in innovazioni. La nuova tassa è stata introdotta per asseriti fini di tutela dell’ambiente, ma non è stata prevista alcuna misura concreta rivolta a tal fine. Al momento, peraltro, la plastica rappresenta ancora la migliore soluzione ambientale, economica e sociale. Il materiale plastico è flessibile, durevole, leggero, economico, non marcisce, non viene attaccato dai batteri e se finisce in mare è perché qualcuno ce lo butta, non perché ci arriva da solo. Il vero problema non è la plastica ma la gestione del rifiuto plastico. 

Dall’incontro sono emerse dunque grandi preoccupazioni circa le gravi conseguenze che arrecherà l’introduzione della “plastic tax” allo sviluppo economico del territorio, sia in termini di produttività che occupazionali. A fronte delle innumerevoli soluzioni innovative che si sarebbero potute adottare al fine di incentivare uno sviluppo economico sostenibile, si è deciso invece di introdurre l’ennesima imposta.

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